Il 42enne commesso bengalese che ha violentato la 13enne nel minimarket di Madonna di Campagna, periferia di Torino, è stato rimesso in libertà dopo due notti in carcere perché il gip l’ha considerato «collaborativo» e «pentito». «Avevo bevuto due tequila», si è giustificato lui. Eppure, nella stessa ordinanza, il giudice evidenzia «la difficoltà dell’indagato a contenere i suoi impulsi», anche a fronte di una violenza sessuale simile ai danni di una donna, ancora da identificare, compiuta pochi minuti prima nello stesso negozio.
La procura di Torino, che aveva chiesto la carcerazione dell’uomo, ricorrerà al tribunale del Riesame contro la decisione del gip, che per altro non piace nemmeno alla comunità bengalese. «È molto grave. Non capiamo come mai una persona che commette un reato del genere possa essere rilasciata. Ci siamo rimasti male anche noi», spiega Prince Howlader, portavoce della comunità bengalese. La città di Torino è sconvolta per la decisione, perché ora il 42enne (che non ha una residenza in città ma dimora in un’abitazione di conoscenti) è libero di circolare, anche se non può lavorare nel minimarket, che è stato chiuso. E non per quanto accaduto: sono stati predisposti dei controlli sulla gestione che hanno evidenziato irregolarità, tra cui il mancato pagamento delle bollette dell’energia elettrica. Di conseguenza è stata staccata la corrente, quindi i frigo sono fuori uso. Le serrande sono abbassate da giorni e un giovane ne ha approfittato per vergare la scritta pedofilo infame, in mano al popolo.
Nel frattempo il ministero della Giustizia sta avviando le procedure per l’ispezione disposta dal ministro Carlo Nordio, che inizialmente sarà in forma documentale. Questa decisione è stata rivendicata anche da Giorgia Meloni ma ha trovato le solite critiche dell’Anm tramite il suo presidente Giuseppe Tango: «Sono stati diversi gli attacchi scomposti da parte di autorevoli esponenti del governo, che sono andati oltre la critica. Ed è questo che stigmatizziamo con forza». E, aggiunge, «riteniamo del tutto non ortodosso l’invio degli ispettori che non hanno il compito di valutare il merito dei singoli procedimenti». Una posizione ovviamente simile è stata espressa dalla sezione piemontese dell’associazione, che esprime «forte preoccupazione per l’uso improprio dell’indagine ispettiva» che, prosegue, «non deve condizionare l’attività giudiziaria, e consegue l’effetto di delegittimare la magistratura».
Si accoda a questa polemica anche la Giunta dell’Unione delle Camere penali, per la quale «l’invio degli ispettori a Torino» appare «del tutto privo di giustificazione e rischia di tradursi in un’indebita pressione sull’autonomia del potere giudiziario». Fa satira sull’ispezione Roberto Capra, presidente della Camera penale del Piemonte occidentale, immaginando il dialogo tra due personaggi inventati di via Arenula, Tore e Ispe: «Me sembra che se siano acquattati, Tanto domani ne capita un’altra e tutti si dimenticano».
