La maledizione di Modì si abbatte su Livorno

Eredità contese. Due fratelli si contendono la casa museo del pittore. E anche la giunta si spacca

La maledizione di Modì si abbatte su Livorno

Se c’è un artista perfetto per scatenare polemiche quello è Amedeo Modigliani. Tanto per dire, è uno degli artisti più falsificati a partire dalla «beffa» delle famose teste. Al punto che a fine giugno la Polizia tedesca si è recata in visita alla Bundeskunsthalle di Bonn dove erano esposte molte opere di Modì: alcune di loro erano - secondo informazioni rivelate dalla Süddeutsche Zeitung - dei falsi. Alcuni amici del pittore e il mercante Léopold Zborowski avrebbero pagato altri artisti per completare dei dipinti incompiuti. Tanto che, secondo gli esperti, oggi per un vero Modigliani se ne contano tre falsi. Ma se i tedeschi si accapigliano per decidere cosa è Modì e cosa non lo è, in Italia si riesce a far di peggio. La casa natale di Modigliani, due fratelli galleristi molto rissosi e il museo dedicato al grande artista che chiude i battenti: sono gli ingredienti dell’ultima polemica scoppiata a Livorno. Una polemica che, come succede spesso nelle piccole città, si tinge anche di politica e di beghe famigliari.

I due litiganti sono Guido e Giorgio Guastalla, il primo fiero oppositore, dalle file del Pdl, del sindaco Alessandro Cosimi, il secondo suocero del primo cittadino. L’oggetto del contendere l’appartamento nella centrale via Roma 38, dove Modigliani nacque nel 1884, che nel 1991 fu acquistato dai Guastalla e che è diventato un museo.

«Io non voglio sfrattare nessuno - spiega Guido Guastalla - semplicemente ho atteso la scadenza del contratto d’affitto, durato 12 anni, per dire a mio fratello che avrei voluto reimpossessarmi del 50% dell’immobile di mia proprietà». E aggiunge: «Voglio farne il centro di riferimento degli studi e degli orientamenti su Modigliani nel mondo, e trasformarlo anche nella sede di autenticazione delle sue opere; una realtà che attualmente non esiste e che vorrei fosse gestita da un pool internazionale di critici ed esperti».

«Scopro ora che mio fratello vuole farci un centro studi» ha replicato Giorgio. «In questi anni il museo ha funzionato solo grazie al mio impegno e ora devo chiudere. Almeno finché non sarà risolta la querelle...». I due però, pur vivendo sotto il tetto della stessa palazzina, pare che neppure si parlino e la disputa legale potrebbe dunque avere tempi lunghi. Tutto ciò scoppia a 25 anni dalla famosa burla delle teste di Modigliani, scolpite da tre studenti universitari, che nel 1984 trassero in inganno quasi tutto il gotha del mondo dell’arte.

Al di là della lite che rischia di essere disastrosa per il museo, il dato di fatto è che a Livorno Modigliani di spazio ne trova poco. «Spero che le istituzioni facciano finalmente di Livorno la città di Modigliani - dice Gilda Vigoni, presidentessa della cooperativa che gestiva le visite guidate al museo - perché solo così possiamo rendere attrattivo quell’appartamento che noi abbiamo tenuto aperto... per un anno intero senza mai ricevere un solo visitatore». Anche Giorgio Guastalla chiede un maggiore impegno al Comune «che potrebbe dedicare a Modì una sala del museo civico... E magari in quel contesto esporre anche le teste della burla». Già, perché l’esposizione di quelle teste ha aperto un altro fronte, questa volta tutto interno alla maggioranza di sinistra: da una parte l’assessore alla cultura Mario Tredici si è detto favorevole a una loro esposizione permanente, dall’altra il sindaco Cosimi preferirebbe venderle. Povero Modigliani: falso o vero che sia non gli danno tregua.

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