Manovra, i governatori infuriati per i tagli E se vendessero i loro "gioielli" immobiliari?

Le proprietà immobiliari degli enti locali valgono 280 miliardi: oltre 6 manovre. Formigoni, Alemanno e Polverini, a capo della protesta, hanno in mano un tesoro. Il Campidoglio ha a disposizione oltre 36mila appartamenti. Il Pirellone non serve più: ora c'è il Palazzo Lombardia

Manovra, i governatori infuriati per i tagli 
E se vendessero i loro "gioielli" immobiliari?

Roma I tre indignados della manovra siedono sopra un tesoro. Formigoni-Alemanno-Polverini, agguerritissimi come mai contro le sforbiciate tremontiane, pronti a marciare su Roma, a chiedere uguali sacrifici allo Stato. Bisogna proprio tagliare, si chiedono? In effetti si potrebbe vendere. Loro per primi. Immobili comunali e regionali, partecipazioni in società, palazzi di pregio: un patrimonio immenso da cui attingere. Solo le proprietà immobiliari in capo agli enti territoriali valgono l’80% di 350 miliardi (stima complessiva del patrimonio pubblico di immobili).

«La parte più consistente è posseduta dai Comuni (227 miliardi), seguono le Regioni e le Province» spiega Edoardo Reviglio in un focus congiunto IBL-Magna Charta. Roma è insieme a Milano, uno dei comuni più ricchi dal punto di vista immobiliare, mentre la Lombardia è al primo posto nella classifica delle Regioni. Chi del Pdl non condivide il ribellismo di Formigoni ha indicato un modo per recuperare rapidamente parecchi milioni di euro: vendere il Pirellone (stima approssimativa 800 milioni di euro, solo i lavori di restauro sono costati 100 milioni).

Ex sede della Regione Lombardia che lo rilevò nel 1978, il grattacielo progettato da Giò Ponti, è proprietà della Regione, che però si è trasferita nella nuova sede, il Palazzo Lombardia, finito l’anno scorso e costato 400 milioni di euro. Certo, al Pirellone si trasferirà il Consiglio regionale, ma in tempi di ristrettezze pubbliche la cessione di quel gioiello modernista porterebbe parecchia liquidità nelle casse di Formigoni.

Tecnicamente si può fare, anche perché una recente disposizione ha alzato da 50 a 70 anni la finestra in base a cui un edificio pubblico va considerato di interesse culturale (con conseguenti vincoli di uso e privatizzazione). Il Pirelli, finito nel 1960, rientra invece tra gli edifici che, nel nuovo regime, non sono più catalogati come di «interesse culturale». Male che vada, c’è sempre una partecipazione rilevante in Ferrovie Nord, il 57,7%, che si potrebbe privatizzare.
Con il Colosseo va da sé non c’è gara. Quantificare il valore dei più importanti beni artistici della Capitale è roba che ricorda Totòtruffa. Ma qualcuno ci ha provato. Una ricerca dall’ufficio studi della Camera di Commercio di Monza e Brianza ha stimato, applicando un indice quantitativo (l’economic reputation index), il valore in termini economici di quei «brand».

Risultato: il Colosseo vale 91 miliardi di euro, la Fontana di Trevi 78 miliardi. Ma anche se si scende dall’iperuranio artistico, si vede Alemanno non è messo male. Il suo Comune ha un patrimonio immobiliare, solo ad uso abitativo, di 36.251 appartamenti, pari a 1.931.287 mq. Periodicamente scoppiano delle svendopoli o affittopoli romane. L’ultima si è saputa a marzo e riguarda oltre 750 immobili di proprietà del Comune, venduti a prezzi stracciati tra il 2001 e gli ultimi anni, al 20% del valore di mercato. L’affittopoli invece tocca circa 1.700 tra case e locali, molte in aree di pregio come Fontana di Trevi o piazza Navona, affittate a prezzi ridicoli (un hotel con vista sui Fori Imperiali e Colosseo che paga al Comune 30mila euro l’anno per tutta una palazzina, circa 20 camere). Insomma un patrimonio che potrebbe rendere molto, se sfruttato meglio o ceduto in parte.

Altro settore dove il sindaco Alemanno potrebbe guardare per recuperare fondi è quello delle partecipazioni. Il Comune di Roma ha in ballo 880 milioni di euro nelle società in cui ha quote. Dalle travagliata Atac Spa e Ama spa (parentopoli, buchi di bilancio, inefficenze), a Gemma spa (ma fino al 2010), società che ha gestito, per anni, le pratiche dei condoni edilizi prima di essere sequestrata dalla Gdf per aver «distratto» 30 milioni di euro.

Ancora più lungo è l’elenco delle società partecipate della Regione Lazio, dell’altra barricadera anti-manovra, Renata Polverini. Ben 27, da Aeroporti di Roma Spa a «Tuscia Expò Spa» e «Unionfidi (Gruppo Sviluppo Lazio)». Ma c’è da restare a bocca aperta se si scorre l’inventario dei beni immobili regionali (aggiornamento novembre 2010) prodotto dalla direzione demanio e patrimonio dell’ente guidato dalla Polverini. Specie se si butta l’occhio sul valore indicato per alcune delle decine di appartamenti in centro a Roma che sono di proprietà della Regione Lazio.

Solo per fare un esempio, un immobile di 12,5 vani (dunque enorme) in piazzale di Porta Pia, registrato col valore di appena 316mila euro. Undici vani in via della Mercede, dietro Piazza di Spagna, a 329.500 euro. Tra l’altro, chi abita in questi «immobili ad uso abitativo» della Regione Lazio? E a che canoni? Mistero.

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