A fine maggio e nella prima metà di giugno, tra Mantova, Parma e Cremona, prende il via una sorta di festival diffuso. Tre città raccolte nel raggio di pochi chilometri, tre festival diversi per identità e repertori. Ma soprattutto un esempio concreto di come la cultura, quando fa sistema, possa trasformarsi in attrazione territoriale, movimento turistico e reputazione internazionale.
Il percorso si apre con "Trame sonore", in programma dal 29 maggio al 2 giugno: giunto alla quattordicesima edizione, il festival ideato da Carlo Fabiano insieme all'Orchestra da Camera di Mantova ha costruito negli anni un format originale e ormai riconoscibile: cinque giorni di musica da camera diffusa, oltre 150 concerti di trenta minuti, 300 artisti e una trentina di luoghi coinvolti in una sorta di maratona musicale urbana in cui il pubblico si muove da uno spazio all'altro inseguendo appuntamenti ravvicinati.
I luoghi sono di potente bellezza, da Palazzo Ducale, con apice nella Sala degli Specchi, a Palazzo Te, a quella bomboniera che è il Teatro Bibiena, quindi chiostri, cortili, sale storiche. La città dei Gonzaga diventa palcoscenico naturale per una rassegna che non alimenta il culto della celebrità, pur avendo ospitato negli anni nomi come Martha Argerich o Ian Bostridge. Lo spirito è un altro: mettere al centro l'incontro tra musicisti, la collaborazione spontanea, il dialogo ravvicinato con un pubblico che vive il festival in modo informale, senza barriere rituali. Un assaggio di tutto questo, domani alle 18 alla Scala.
Chiuso Mantova, il testimone passa a Parma e al suo "Farnese Festival", dal 3 all'8 giugno. Qui il clima cambia: dalla vitalità diffusa di "Trame sonore" si entra in una dimensione più raccolta e filologica, dedicata alla musica antica. La direzione artistica è affidata a Fabio Biondi, interprete di riferimento del repertorio barocco e classico. Il valore aggiunto, oltre al programma, è il contenitore: il Teatro Farnese, straordinaria struttura lignea nel Complesso della Pilotta, uno degli spazi scenici più suggestivi. Il festival punta su autori legati a Parma e al Ducato nei secoli XVII e XVIII, saldando repertorio, storia locale e identità cittadina.
Nel frattempo si accende la terza tappa del triangolo: il "Monteverdi Festival", dal 7 al 21 giugno, con anteprima il 28 maggio. Cremona celebra così il suo cittadino più illustre, Claudio Monteverdi, figura decisiva nella nascita del melodramma moderno. È qui che il compositore nacque, prima di trovare alla corte dei Gonzaga di Mantova la rampa di lancio della propria carriera.
L'edizione di quest'anno propone oltre trenta appuntamenti tra opere, concerti e progetti speciali. Quattro i titoli, "L'incoronazione di Poppea" di Monteverdi, "Le nozze di Teti e Peleo" del cremasco Francesco Cavalli, "Dido and Aeneas" di Henry Purcell e una nuova commissione contemporanea, "Teodora Imperatrice" di Mauro Montalbetti. L'anteprima ha come protagonista Cecilia Bartoli con Les Musiciens du Prince diretti da Gianluca Capuano.
Insieme, queste tre tappe raccontano un'Italia dove le città di
media grandezza fanno rete, valorizzano la propria storia e trasformano la cultura in economia della qualità. Per qualche settimana, nella pianura padana, la musica non è soltanto spettacolo: è geografia, identità e sviluppo.