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Wines Experience, il vino italiano cerca nuove strade

A ExCeL London la prima edizione di un nuovo formato trade che cerca un’alternativa alle grandi fiere nelle quali si confonde quantità con qualità. Invitati 1500 buyer profilati, che sono stati coinvolti in esperienze più lunghe e coinvolgenti. Il programma ha alternato degustazioni e contenuti, con masterclass affidate a nomi come Sarah Abbott, Justin Knock e Filippo Bartolotta

Wines Experience, il vino italiano cerca nuove strade
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A ExCeL London si è chiusa la prima edizione di Wines Experience, format trade che prova a rimettere ordine in una categoria – le fiere del vino – dove da tempo si confonde quantità con qualità. L’idea, sulla carta semplice, è spostare il baricentro: meno metri quadri, più relazioni; meno traffico, più appuntamenti mirati.

Il progetto porta la firma di United Experience, joint venture tra Fiere Italiane SEA e BolognaFiere Group. Numeri contenuti ma selezionati: 1500 buyer profilati, chiamati non tanto a “passare” quanto a sedersi. È qui che il format prova a distinguersi: nelle lounge dei produttori, pensate per archiviare lo stand come vetrina e trasformarlo in tavolo di lavoro. Degustazioni da seduti, tempi meno compressi, conversazioni che non finiscono al primo sorso.

Dal lato espositori, il riscontro è stato lineare: meno dispersione, più coerenza tra offerta e domanda. Tradotto: interlocutori in target, contatti che hanno un senso rispetto al posizionamento delle aziende. In una piazza come Londra, dove il calendario è affollato e la concorrenza non manca, non è un dettaglio.

“Una sfida in un mercato competitivo”, la definisce Antonio Bruzzone, che legge nei risultati un primo segnale: il trade riconosce valore a un modello più mirato, costruito sulla qualità degli incontri e sulla profilazione dei buyer. Più diretto Maurizio Muzzetta: “È una vera fiera, ma diversa”. Il punto è proprio lì, nella differenza tra presenza e relazione. Sedersi, assaggiare, parlare con calma: un lessico quasi dimenticato nei padiglioni.

Un ruolo non secondario lo ha avuto Italian Trade Agency, con una collettiva di oltre venti aziende che ha dato peso istituzionale all’iniziativa e una base operativa a molti produttori alla prima uscita sul mercato britannico.

Il programma ha alternato degustazioni e contenuti, con masterclass affidate a nomi che nel circuito internazionale hanno un seguito reale: i Master of Wine Sarah Abbott e Justin Knock, insieme ai sommelier Vincenzo Arnese e Matteo Montone, e a Filippo Bartolotta. Non tanto per “fare scena”, quanto per aggiungere contesto a un mercato che cambia velocemente e pretende letture aggiornate.

Il punto, alla fine, è se questo modello regge fuori dall’effetto novità. Wines Experience sostiene di sì, puntando su efficienza del tempo e preparazione degli incontri. La degustazione smette di essere anticamera e diventa strumento di relazione: meno assaggi compulsivi, più decisioni.

Dopo Londra, il calendario 2026 si muove verso Ho Chi Minh City (25-26 giugno) e Città del Messico (5-6 novembre).

Due mercati diversi, stessa ambizione: capire se il format funziona anche dove le dinamiche di acquisto e distribuzione non sono quelle europee. Per ora, un debutto ordinato. E, nel panorama affollato delle fiere del vino, non è poco.

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