Diciotto anni non si liquidano con una cena composta, né con la liturgia un po’ stanca delle ricorrenze di mestiere. Da Manna a Milano la faccenda prende un’altra piega: si esce, si occupa la piazza, si allarga il perimetro. Il 6 maggio, in piazza Governo Provvisorio, il ristorante di Matteo Fronduti diventa “maggiorenne” facendo esattamente ciò che gli riesce meglio: stare in mezzo alla gente, senza troppe istruzioni per l’uso.
Dalle 18.30 a mezzanotte e mezza la cucina si sposta all’aperto, i tavoli smettono di essere un obbligo e diventano un dettaglio superfluo. Si mangia in piedi, si beve, si resta finché regge la conversazione. Più che una festa “organizzata”, un block party in versione milanese, con il vicinato come primo invitato e gli amici che arrivano senza bussare. Nel mezzo, anche un torneo di beer pong firmato Ceres, che dice molto del tono della serata: leggero, diretto, senza sovrastrutture.
Il programma segue questa linea. Fronduti chiama a raccolta chi, in questi anni, ha incrociato la sua strada. Non per fare vetrina, ma per rimettere insieme i pezzi di un percorso comune. In cucina si alternano Francesca Lecchi, Cesare Battisti, Diego Rossi, Matías Perdomo con Simon Press, ed Eugenio Roncoroni. Nomi che, letti così, potrebbero suggerire una parata. In realtà il punto è un altro: il rapporto. Si vede nei piatti, che hanno più memoria che ambizione.
Il menu è mobile, gira tra le mani e si consuma senza troppe formalità: alici marinate con maionese piccante, pane e trippa, empanadas, patate fritte con salsa alle cozze e camembert. Fronduti risponde con pane, panelle e melanzane, mentre Battisti gioca la carta della sorpresa. Il filo comune è semplice: cose buone, immediate, che funzionano senza bisogno di spiegazioni. A completare il quadro, una presenza pizza in versione street, coerente con l’idea di fondo.
Al bar lavorano Kenny Matteo e Roberto Tardelli: drink pensati per stare al passo della piazza, più che per mettersi in mostra. Tra una partita e l’altra, la ruota della fortuna e i gadget di Ceres tengono alta l’attenzione, senza prendersi troppo sul serio.
La musica fa il resto. In consolle Dj Fede e Madsoundsystem, ma senza scaletta rigida: chi arriva suona, chi vuole cambia ritmo. È una festa, appunto, e come tutte le feste che funzionano davvero, lascia spazio all’imprevisto.
In fondo, Manna è rimasto questo per diciotto anni: un luogo con un’idea precisa di cucina e accoglienza, concreta, poco incline alle scenografie. Cambiano gli assetti, non l’atteggiamento.
La serata del 6 maggio non fa eccezione: è la versione allargata di ciò che succede ogni giorno dentro al ristorante. Solo con più gente, più rumore e meno formalità. Il primo a divertirsi, sembra, è proprio Fronduti. E non è un dettaglio.