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Serena e le altre

Il ritorno della Williams a Wimbledon fa notizia più di quanto il resto del tennis femminile sia riuscito a produrre senza di lei. Certificandone la crisi di gioco, personaggi e interesse.

Serena e le altre
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Si riaffaccia in uno Slam quasi incredula, ma il problema è delle altre. A Wimbledon riecco Serena Williams, 44 anni, due figlie e 23 Slam dopo, “ed avevo dei dubbi se accettare l’invito, ma poi ho pensato al privilegio di essere stata scelta”. Detto così, sembra che si senta quasi una novellina. Ma non lo è.

Serena è stata un’esperienza, per quelli che in tanti anni l’hanno incontrata un campo ed anche in sala stampa. Con la sorella Venus (giocheranno di nuovo insieme il torneo di doppio), ha costruito un dominio che ai giornalisti piaceva raccontare essere teleguidato da papà Richard, ma in realtà - dopo averle conosciute entrambe - forse la verità è che se lo sono spartito da sole. Adesso sono di nuovo in campo: Venus non ha mai praticamente smesso, Serena è tornata dopo una bella cura dimagrante da testimonial di un farmaco antiobesità. Qualcuno potrebbe pensare che sia business, ma non è vero neppure questo.

La realtà è che Serena ci è mancata: le sue conferenze non sono mai state banali, lasciava sempre un titolo per l’edizione del giorno dopo, ancor prima che siti e social cominciassero a ingigantire qualsiasi banalità. Lei, banale, non lo è mai stata, e non lo è stata neanche questa volta, perché “quando si vuole fare qualcosa di grande, bisogna scegliere la strada in salita”. Questa strada comincia domani contro l’australiana Maria Joint, ma comunque vada la Williams ha già vinto, visto che si parla solo di lei.

Il problema è che a perdere è il tennis femminile, in totale mancanza di personaggi e di appeal sportivo, in un circuito in cui lo spettacolo vero è ridotto a poche partite l’anno e pieno di tenniste che giocano quasi tutte uguali o che spesso si perdono in una mancanza di carisma. Così il ritorno di Serena travolge tutto, come una volta.

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