«Ti ricordi i nomi delle tue due figlie?». La domanda arriva come una coltellata e Tony Powell barcolla: «È una cosa fottutamente assurda». Oggi a 79 anni, ed è stato stanato dopo una fuga di 40 anni, da la calcio e dalla sua famiglia. Poteva essere una di quelle leggende che il football sa raccontare, invece la sua storia ha preso strade tortuose, per arrivare nel documentario The Last Guest of the Holloway Motel.
Tony ha giocato ai massimi livelli della Premier League, con Bornemouth e Norwich City, votato anche miglior giocatore della Lega. Fino a quando - nel 1981 - decide improvvisamente di trasferirsi negli Stati Uniti. In Inghilterra aveva una moglie, le due figlie appunto, ma anche un segreto che si è portato in valigia: «Era come se fosse stato cancellato dalla faccia della Terra», racconta nel video la sorella Jane. Perché Tony era gay, ma si vergognava.
La sua storia è riemersa quasi per caso. I registi Ramiel Petros e Nick Freeman volevano realizzare un cortometraggio sulla chiusura dell’Holloway Motel, a West Hollywood, e sulla crisi abitativa che colpisce Los Angeles. Ogni giorno, però, notavano un anziano seduto sul balcone del motel, intento a bere vino. Quando quell’uomo ha raccontato di essere stato un calciatore professionista in Inghilterra, il progetto è cambiato. Si scopre così che Powell ha giocato anche con Justin Fashanu, che nel 1990 sarebbe diventato il primo calciatore britannico a dichiararsi pubblicamente omosessuale ed ha finito, otto anni dopo, per togliersi la vita. Lui ha invece deciso di scappare: «Sul campo avevo la reputazione di essere un duro. Interpretavo una persona che non ero, e vivevo nella paura».
Il resto è un compagno morto di Aids, un lavoro perso, un cane femmina unico antidoto alla solitudine: “mia figlia” la chiamava. La sua casa è stata appunto per 25 anni l’Holloway Motel, struttura che è stata chiusa nel settembre 2025 quando l’edificio è stato destinato all’accoglienza temporanea di persone senza casa. Il suo calvario è finito in ospedale, perché l’altra compagna della sua vita è diventata la bottiglia.
Ora però il calcio l’ha ritrovato, e chissà che non sia ancora tardi per recuperare il tempo perduto con chi lo ha cercato per tutto questo tempo. Perché Tony non ha più bisogno di avere paura, i tempi sono cambiati. Forse.
