È estate, fa caldo. In alcune zone farà molto caldo. Una notizia che merita attenzione, soprattutto quando le temperature elevate possono creare problemi ad anziani, lavoratori e persone fragili. Ma tra informare i lettori e incutere timore esiste ancora una differenza. Una differenza che il Corriere - a giudicare dalla quantità di titoli, mappe, allerte e approfondimenti pubblicati in questi giorni - sembra aver deciso di ignorare.
Uno degli ultimi articoli è un concentrato del genere: “terza ondata”, temperature fino a 43 gradi, città da bollino rosso, consigli per dormire, mangiare, utilizzare il condizionatore e persino regolarsi con i farmaci. Il tutto accompagnato dalla promessa di un "vademecum per uscire indenni" dall’estate rovente. Non una previsione meteorologica, insomma, ma quasi un manuale di sopravvivenza.
Nelle stesse ore, sempre il Corriere, pubblica un altro articolo sulla “morsa di calore senza tregua e senza precedenti”, annuncia la settimana a 40 gradi e avverte che, dopo una breve flessione, “l’incubo rovente” tornerà. Due giorni prima era già arrivato l’annuncio della terza ondata, con allarme siccità, incendi e temperature in crescita. Una raffica continua, nella quale ogni previsione diventa emergenza e ogni anticiclone assume i contorni di un’invasione. Poi ci sono le mappe. E qui il capolavoro comunicativo è completo. Nell’immagine pubblicata dal quotidiano, la scala cromatica parte dal blu delle temperature sottozero e arriva al rosso e al viola dei 40 gradi. Fin qui nulla di insolito. Il dettaglio curioso è che già gli 8 gradi vengono rappresentati in giallo. Otto gradi: una temperatura per la quale, più che cercare disperatamente un condizionatore, si valuta di indossare una giacca. Eppure, visivamente, siamo già entrati nella famiglia dei colori caldi.
Non è una falsificazione: i valori sono indicati chiaramente nella legenda. È però una scelta grafica che potrebbe alterare la percezione del lettore. L’Italia appare quasi interamente arancione, rossa, incandescente. Gli 8 gradi diventano gialli, i 20 arancioni e i 40 soltanto una tonalità più intensa dello stesso incendio cromatico. Il messaggio che arriva al primo sguardo non è “fa caldo in alcune aree”, ma “il Paese sta bruciando”.

Le temperature annunciate sono certamente elevate: il Corriere parla di valori fino a sette-otto gradi sopra la media e di picchi di 43 gradi in Sardegna. È giusto comunicarlo ed è doveroso ricordare le precauzioni necessarie. Con certe cose non si scherza, sia chiaro. Ma proprio perché il caldo può avere conseguenze serie, servirebbero sobrietà, dati e indicazioni chiare. Non una narrazione permanente dell’apocalisse, nella quale ogni settimana è la peggiore, ogni giornata è da bollino e ogni estate sembra l’ultima prima della fine del mondo.
Il risultato è prevedibile: il lettore si spaventa. E come potrebbe essere diversamente? Apre il giornale e trova mappe infuocate, “morse”, “incubi”, “ondate”, “picchi” e consigli per uscirne indenni. Peccato che sia luglio. E che, senza negare anomalie e rischi, a luglio il caldo non rappresenti esattamente un colpo di scena. E quando persino 8 gradi vengono colorati di giallo, il dubbio che l’allarme sia costruito anche graficamente diventa più che legittimo.
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