(...) della strada ne chiedono la sistemazione, con lo spostamento o almeno il ridimensionamento del mercato e il ripristino dei filari di alberi. Inutilmente: nessun Monguzzi si accorge di nulla, a nessun assessore arancione verde o rosso passa per la testa di intervenire. «Tigli di un dio minore» li definisce qualcuno. E sapete perché? Perché la potente e ringhiosa lobby degli ambulanti non è disposta a concedere un centimetro e sa farsi obbedire. Perciò quel tratto di via ignorato dai nostri pavidi amministratori, è destinato ad un degrado senza fine. Mentre A2a non vota e non può permettersi azioni ritorsive, gli ambulanti sono (forse) elettori ma soprattutto minacciano ritorsioni. Quanto basta perché la giunta, il superfluo CdZ e il distratto Monguzzi facciano finta di non sapere e non vedere. Qual è dunque, in questo caso, il vero «potere forte», il gigante energetico bloccato in poche ore o l'agguerrita corporazione degli ambulanti? Quale di questi «poteri» fa paura alla politica? Esempi ne potremmo portare altri, da certi micro-sindacati dei trasporti a quelli dei vigili, dai tassisti ai tecnici della Scala.
Ma quello che impressiona del caso di Benedetto Marcello è la differenza fra la velocità con cui sono stati bloccati lavori presumibilmente necessari e l'annosa indifferenza per il degrado di qualche decina di metri più su. É questione di «poteri forti».Gli alberi salvati, una lezione sui «poteri forti»
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