Matteo Forte, consigliere di «Milano popolare», le Regionali sono andate male per Noi con l'Italia».
«È un'evidente bocciatura della proposta cosiddetta centrista, moderata e responsabile. L'ennesimo dimezzamento di voti. È chiaro che non stiamo parlando più a nessuno. L'elettore a cui ci siamo rivolti ha scelto proposte più radicali. Si tratta di capire le sue esigenze e paure».
Cosa intende?
«Per esempio, anche noi abbiamo difeso il jobs act, oltre alle unioni civili. Abbiamo detto: la situazione è migliorata, ma i dati dicono che l'occupazione è aumentata per gli over 50, forse per la riforma delle pensioni. Per i giovani aumenta la disoccupazione, percorsi frammentati e working poor, con effetti sulla famiglia».
Ripensare la protezione sociale? Lo dicono anche a sinistra ora.
«Sì, dobbiamo farlo ma non come lo hanno sempre inteso loro, non come statalismo. Una proposta liberal-popolare può trovare il modo in cui forze sociali, corpi intermedi, terzo settore possano garantire forme nuove di tutela. Già lo stanno facendo sindacato e aziende: contrattazione di prossimità, welfare aziendale che offre anche servizi».
Con chi si può fare tutto ciò?
«La stagione dei centrini va archiviata. Basta, è fuori tempo. Va ripensata tutta un'area, penso a Forza Italia e anche a Parisi. Un'area liberal-popolare che si rinnovi. Altro tema: queste sfide non possono portarle avanti i soliti ma una generazione più credibile non in termini anagrafici ma di comprensione di quelle paure».
Cosa ne pensa del caso Sardone?
«Non entro in casa altrui. L'amarezza ci sta, i suoi voti non sono uno scherzo ma io pongo questioni politiche, di rinnovamento, ed è il suggerimento che darei anche a Silvia. Anche Tatarella è stato mortificato».
E la scelta del vostro assessore?
«Cattaneo è uno dei migliori che abbiamo ma forse occorreva un segnale di discontinuità, mettendo capacità e competenze al servizio di persone nuove. Non si tratta di rottamare ma di forme di impegno diverse».
Avreste preferito Del Gobbo assessore e Giovanati in Consiglio?
«Si potevano fare diverse cose. Indicare Del Gobbo non mortificando Giovanati e i quasi 6mila che l'hanno votata. Oppure indicare altri, penso a Filippo Boscagli terzo a Lecco».
Cose che avete detto. Che farete?
«Cose dette e inascoltate. Sarà interessante vedere cosa succede negli altri. Io un'altra ipotesi di centrino non la prendo in considerazione».
La Lega come alleata?
«Lo è già. La Lega non è il mio partito ma ha intercettato un malessere vero. L'alleanza è nelle cose».
I 5 Stelle invece come li vede?
«Il pubblico che garantisce reddito a prescindere dal lavoro. Lo Stato al centro, la tecnologia che sostituisce la politica. Siamo agli antipodi».
L'orizzonte temporale per lei?
«Prossimi mesi. E a Milano serve un'alternativa a chi per esempio dà 13 milioni a Milanosport per le piscine, tutte cose di cui il Comune potrebbe non occuparsi più».
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