Ansia da referendum: fondi per il dopo Expo grandi opere e Duomo

Renzi oggi da Maroni per il Patto Lombardia Ok da Roma a fondi per cattedrale e 2015 spa

Chiamiamola «ansia da referendum». Da un lato, prova ad approfittarne il governatore Roberto Maroni, che dopo i 2,5 miliardi di euro che il premier ha promesso un paio di mesi fa con il «Patto per Milano» al sindaco Beppe Sala (anche se finora sono chiacchiere) ne ha chiesti almeno 10 per tutta la Lombardia e oggi ospita in Regione Matteo Renzi perchè ci metta la firma prima del voto del 4 dicembre. Nel suo tour affannato da nord a sud per fare campagna per il Sì, non potrà lasciare a bocca asciutta la regione da 9 milioni di abitanti. Ieri al Pirellone si sono riuniti i sindaci capoluogo per un piano condiviso con la giunta sulle priorità da mettere in conto al governo. Non c'era Sala visto che per Milano - almeno parole - ha già dato. «Non conosco la cifra né i contenuti - si è tenuto alla larga ieri -, quello che so è che nel Patto per la Lombardia ci sono alcuni temi che riguardano Milano, per esempio il post Expo, e nel Patto per Milano, ci sono temi che riguardano la Lombardia, per esempio la metropolitana a Monza. Quindi credo che il buon senso ci faccia dire che dobbiamo lavorare insieme». La firma avverrà alle 14, nella Sala Biagi di Palazzo Lombardia. Sul tavolo ci saranno richieste su infrastrutture (in primis le ferrovie locali), sostegno alle imprese, ovviamente come diceva Sala il post Expo.

Dopo promesse, scomparse a sorprese e polemiche, ieri finalmente, a meno di due settimane dal referendum, sono rispuntati a Roma i fondi per mettere in liquidazione la società Expo. Sono stati approvati ieri notte (dopo una correzione in corner da parte dei proponenti Pd e Lega, rischiava di saltare tutto un'altra volte) dalla Commissione Bilancio della Camera due emendamenti alla Legge di Bilancio per chiudere il capitolo 2015 e guardare al post. Il primo istituisce la figura di un commissario straordinario che velocizzerà la liquidazione della società del 2015 (sarà nominato con decreto del presidente del Consiglio su proposta del ministro dell'Economia, e a meno di sorprese si tratterà di Gianni Confalonieri già delegato del Comune in Expo). La società dovrà essere liquidata entro il 2021 e il commissario dovrà presentare una relazione annuale al Mef. Il contributo economico patrimoniale a carico dei soci, si legge nel testo, «non può, in nessun caso essere complessivamente superiore a 23 milioni 690mila euro». La quota a carico del governo sarà pari a 9,4 milioni. L'altro emendamento stanzia invece 8 milioni per il 2017 per avviare le attività di progettazione per il trasferimento dei dipartimenti scientifici dell'Università di Milano. Il «segnale» che il rettore della Statale Gianluca Vago chiedeva entro fine anno per proseguire nel progetto di trasloco della Statale a Rho. Il fatto che gli emendamenti al decreto fiscale siano stati dichiarati ammissibili «è un'ottima notizia che ci permette di andare verso una liquidazione di Expo più rapida, masoprattutto relativamente al post Expo e al progetto dell'Università Statale credo che sia un momento di sblocco importante» ha affermato ieri Sala. «Dopo tante vicissitudini, finalmente, Expo riceverà i fondi per evitare il fallimento della società: un traguardo che non può far dimenticare i lati oscuri e la mancanza di un vero e proprio progetto che ancora aleggia su tutto ciò che riguarda il post Expo. Il trasloco della Statale da Cità Studi è un piano scellerato senza un preciso progetto per rivitalizzare il Municipio 3» contesta il capogruppo dei 5 Stelle Gianluca Corrado. Tra i supporter del Sì, il capogruppo di Area Popolare Maurizio Lupi annuncia con «piena soddisfazione» l'ok al suo emendamento che istituisce un fondo triennale di 15 milioni a favore della Veneranda Fabbrica del Duomo. Per i lavori della cattedrale pronti 5 milioni all'anno.

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