Il Comune promette una sede agli anziani. Poi la regala all'Anpi

Niente spazi per ottanta pensionati. Palazzo Marino preferisce i partigiani

Il Comune promette una sede agli anziani. Poi la regala all'Anpi

C'è il Severino, ex allenatore di pallacanestro. C'è l'Arrigo, leader del gruppo, c'è il dottor Marazzi, un pezzo grosso della banca. E poi c'è anche il «vip», il padre del comico Enrico Bertolino, che ora si fa vedere un po' meno. Eccoli gli «Amici miei» del quartiere dell'Isola. Una compagnia di un'ottantina di anziani che altro non chiede che una sede dove radunarsi. Ai tempi della giunta Moratti la combriccola aveva incassato una promessa: «Quando sarà pronta la Casa della Memoria, ci sarà uno spazio anche per voi». Poi sono cambiati sindaco e giunta e della promessa non se ne è più fatto nulla. Le stanze destinate ai pensionati del quartiere sono state assegnate ai partigiani dell'Anpi e ad altre associazioni attraverso un bando. La decisione degli assessori di Pisapia è arrivata come una doccia gelata, come se i vecchietti non facessero parte di chi tiene viva la memoria. Eppure in parecchi hanno fatto la guerra, lottato per la Resistenza e visto nascere la democrazia. «E adesso che si fa?» si sono chiesti Arrigo e gli altri. Ora girovagano per le vie di un quartiere che nemmeno riconoscono più, pieno di cantieri e palazzoni, e non sanno quasi dove darsi appuntamento. Fino a poco tempo fa passavano le giornate tra la mazurka in balera e i tornei di briscola chiamata alla cooperativa Sassetti di via Volturno. Felici. Poi ha chiuso tutto (a breve chiuderà anche l'ultimo spazio, quello dedicato alle mostre) ed è cominciata la diaspora tra baretti e osterie. Nessuno abbastanza grande da contenere tutta la banda. Tra i ritrovi storici c'è la trattoria «Da Tommaso», gestita da Paolo, il figlio, che ama definirsi «l'ultimo comunista del quartiere». Lui è «uno della compagnia» e si sta dando da fare per trovare una casa per gli over 75. «Ogni pomeriggio un gruppetto di irriducibili, quelli che sono ancora vivi, vengono qui al locale a giocare a carte o a suonare la fisarmonica - racconta - Per loro sembra non esserci più posto da nessun'altra parte. Né in parrocchia né in altre sedi. Loro avrebbero voluto un posticino alla Stecca degli artigiani, oppure negli spazi vuoti degli stabili comunali qui vicino». In via Confalonieri, ad esempio, ci sono alcune aree sfitte, destinate «ad uso diverso» che potrebbero andare benissimo. Qualche tempo fa ospitavano un paio di negozi, al pian terreno, ora sono libere. «Ci pensiamo noi a pagare riscaldamento e luce - promettono gli anziani - Altrimenti che dovremmo fare? Metterci ad occupare come fanno i giovani?». A prendere a cuore la questione dei nonnini di un quartiere che cambia alla velocità della luce è anche Silvia Da Vite, del gruppo Giovani Frontiera. Da lei arriva la proposta al Comune di Milano di «dare la priorità alle associazioni e alla gente del quartiere nei bandi per assegnare gli spazi sfitti». «Non si può pensare di trasformare i quartieri di Milano - spiega - senza valorizzare la sua storia. E chi meglio degli anziani rappresenta la memoria di una città che sta cambiando? Se deturpi un quartiere, qualcosa devi a quel quartiere, soprattutto quando concedere due stanze avrebbe un'importante funzione sociale».

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