L'Italia scommette su Duomo e monti

Svelati logo e spot: la candidatura tricolore favorita e col sostegno delle istituzioni

Se il cammello di biblica memoria non è passato per la cruna dell'ago, Milano sembra invece ormai vicina ad aggiudicarsi un'Olimpiade. Invernale. Fatto tutt'altro che trascurabile, visti i suoi appena 120 metri sul livello del mare. Tocchiamo ferro e attendiamo il verdetto del Cio, ma già fin da ora a colpire non è tanto la sua scarsa consuetudine con nevicate e discese libere, quanto piuttosto l'autorevolezza con cui ha affrontato la sfida, secondo il rito ambrosiano per cui l'importante non è partecipare, ma solo vincere. E Milano lo farà non solo senza l'aiuto dei Palazzi romani, ma anzi costretta a battere per prima cosa proprio la contrarietà del governo giallo-verde alla sua candidatura. Il vergognoso scetticismo (o forse l'invidia) dei ministri che non ha invece sfiorato le città avversarie che si sono sfilate non appena la coppia Milano-Cortina è scesa nell'arena. Tanto che ieri a Tokyo per la presentazione dei dossier, i politici svedesi non sono nemmeno andati a supportare Stoccolma.

E allora adesso è ora di farla finita. Basta chiacchiere e inutili buffetti alla guida morale ed economica, mentre valanghe di finanziamenti spariscono nelle buche capitoline. Perché l'unica speranza per far uscire l'Italia dal baratro è far diventare Milano capitale, abbandonando Roma al suo destino di nobile decaduta (e corrotta). Se ne faccia una Disneyland per turisti e passatisti, affidando a Milano le redini del nostro disgraziato Paese. Immaginate se a Bruxelles a trattare dei nostri conti andassero vigorosi lombardi con alle spalle una delle migliori economie d'Europa (e forse del mondo) invece che le solite folcloristiche delegazioni di politici estenuati, circondati da eserciti di portaborse e segretarie particolari. Forse Juncker e soci sarebbero costretti ad alzarsi in piedi e a trattare con ben altro rispetto le nostre richieste, chinando la testa invece di sorridere beffardi. È impossibile, risponderanno i legulei. Si studi un modo. Una legge, un referendum, qualcosa. Una volta si risolveva con le cannonate e gli eserciti. Non ci sarebbe storia. Roma preferisce un duello? Scelgano l'arma e Milano potrebbe schierare un energumeno come Matteo Salvini, mastini come Beppe Sala o Pierfrancesco Majorino, una guerriera come Mariastella Gelmini, un guerrafondaio come Ignazio La Russa, un muscoloso come Stefano Buffagni. Facciano come vogliono, ma facciano in fretta.

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