È ufficiale: Anthony Vaccarello lascia la direzione creativa di Saint Laurent dopo 10 anni d’incredibili successi. Da tempo nel mondo della moda circolavano voci d’ogni tipo su presunti dissapori tra il bravissimo designer belga di origini italiane e Cédric Charbit, presidente e amministratore delegato della storica maison francese che nel 2024 ha preso il posto di Francesca Bellettini nominata prima Deputy Ceo del Gruppo Kering e successivamente Presidente e Ceo di Gucci. Fu proprio lei ad assumere Vaccarello nel 2016, puntando tutto su un giovane talento creativo per sostituire un mostro sacro come Hedi Slimane. Fece subito bingo e infatti quell’anno il giro d’affari di Saint Laurent è cresciuto del 25,3% arrivando a 1,22 miliardi di euro. Da quel momento in poi è stata una vera e propria marcia trionfale prima dal punto di vista dell’immagine e poi sotto il profilo del business. Nel 2017 Vaccarello lanciò la celeberrima scarpa decolletè con il tacco fatto dalle lettere YSL intrecciate. Lo storico logo Cassandre amato dal grande Yves ed eliminato da Slimane tornò prepotentemente in auge. Da quel momento in poi Vaccarello ha ricreato stagione dopo stagione il meraviglioso vocabolario estetico di Saint Laurent trasportando nella contemporaneità uno storico impero dei segni. Il suo lavoro sull’archivio è stato talmente preciso e innovativo da sorprendere ogni volta critica e pubblico. Il celebre nude look lanciato da Monsiuer Yves nel 1968 tornò in auge nel 2024 con un’incredibile collezione interamente costruita nella stessa lycra delle calze lavorata però con i criteri dell’alta moda. Nel corso degli anni abbiamo visto la reinterpretazione della cosiddetta Collection Scandal, una pietra miliare lanciata nello stagno della moda da YSL nel 1971. Poi c’è stato il lavoro sui colori che Yves prendeva dall’arte e dal Marocco, mentre Vaccarello ha utilizzato tutte le sfumature delle pietre dure e preziose per scolpire forme indimenticabili. Nato il 18 gennaio 1980 a Bruxelles da genitori di origini siciliane (il padre era un muratore e la madre contabile) Anthony si è diplomato in scultura oltre che in moda alla scuola superiore di arti visuali La Cambre di Bruxelles. Poi ha vinto il festival di Hyères e fatto un’esperienza da Fendi con Karl Lagerfeld. Nel 2009 fonda a Parigi il suo marchio con cui nel 2011 vince il premio Andam. Più o meno in quel periodo incontra Donatella Versace che capisce al volo il suo potenziale e gli offre una collaborazione sulla linea Versus di cui nel 2015 diventa direttore creativo. La bionda signora del made in Italy è una grande amica del designer: sempre presente alle sue fantastiche sfilate che dal 2018 si svolgono intorno alla fontana del Trocadero in Place de Varsovie, proprio davanti alla Tour Eiffell che dal tramonto all’alba ogni ora s’illumina di mille lucine lampeggianti. Proprio per questo bisognava arrivare entro le 19,50, perché alle 20 in punto si accendevano le luci sulla passerella in contemporanea con quelle della torre. Lo scorso 29 settembre per l’ultimo indimenticabile show la Tour Eiffell si è vestita d’oro come tutte le modelle di Vaccarello tranne le ultime 10 coperte di veli neri dalla testa ai piedi. La standing ovation è stata inevitabile mentre Charlotte Gainsourg intonava “You are so much Yves Saint Laurent”, una canzone scritta apposta per l’occasione. Sul teaser lanciato quello stesso giorno sui social della maison la colonna sonora era invece lo struggente brano scritto ed eseguito da Miles Davis per il film di Louis Malle Ascensore per il patibolo. Con questo Vaccarello ha detto tutto e non a caso nel freddo comunicato diramato oggi da Kering ci sono sono solo le parole di circostanza di Luca de Meo, amministratore delegato del Gruppo e di Cédric Charbit, presidente e ceo di Saint Laurent. Subito dopo i “sinceri ringraziamenti” si legge che la maison comunicherà a breve la propria nuova guida creativa. Sarà probabilmente Chemena Kamali, creative director di Chloè dal 2023. Sedersi su quella poltrona sarà tutto fuorché facile per chiunque: tocca misurarsi con almeno tre mostri sacri: il grande Yves, Hedi Slimane e Vaccarello.

Commenti