«Tesoro, tu non sai truccarti neanche d’inverno, figuriamoci con quaranta gradi...». È vero che tu non sai truccarti ed è altrettanto vero che lui, di contro, è abilissimo. Quindi fissa in camera, afferra uno dei mille pennelli di cui dispone ma non uno a caso come faresti tu, lui prende esattamente quello che fa al caso (piccolo ma non troppo, con le setole morbide il giusto e la punta piatta) e ti mostra da dove a dove stendere il correttore per evitare che la faccia sembri colata in basso già verso l’ora di pranzo. E la cosa incredibile è che davanti al suo profilo social ti senti molto più goffa e impreparata di quanto non ti farebbe sentire una delle tante influencer donne che affollano Instagram per mostrarti la stessa cosa. Non abbiamo capito quando sia successo ma ormai il trucco è maschio. Beh, o giù di lì... E non ci riferiamo ai make up artist che esistono da una vita, questi sono uomini che truccano per primi loro stessi e intanto sfornano tutorial per femmine incapaci e per (altri) uomini completamente inetti. Ed è questo che colpisce ancora più del fatto che sopra alla barba rasata ci sia l’eyeliner: il sapere cosmetico, che per decenni è stato trasmesso alle ragazze come una specie di educazione informale alla rispettabilità dalla mamma, da un’amica, da una rivista femminile, ora lo spiega un ragazzo. Che silente rivendica: è una competenza che mi appartiene, il make up è inclusivo.
Richard Nixon, nel 1960, avrà anche perso il dibattito tv contro John F. Kennedy per aver rifiutato il trucco davanti alle telecamere (era proprio colpa dell’aspetto perché chi lo seguì in radio senza vederlo pallido, sciatto, sudato e affaticato lo incoronò trionfatore), ma quelli sì che erano bei tempi. Oggi siamo difronte a una piccola rivoluzione estetica, e forse proprio perché è piccola è interessante. Tra i volti che popolano questo universo ci sono professionisti e non, da Davide Corsini, a Luca Buttiglieri, Viky Bi, Luca Esposito, Daniele Lorusso (in arte MrDanielmakeup), Pierangelo Greco, Antonio Di Matteo... Ognuno con il proprio personaggio, il proprio linguaggio, il proprio modo di stare davanti alla telecamera. Ma tutti partecipano, in forme diverse, a una stessa trasformazione: il trucco non è più il segno che separa il femminile dal maschile. È diventato una competenza. Il tutorial è la forma democratica definitiva della vanità. Certo che il maschio è sempre stato vanitoso, ma fin qui ha sempre avuto l’accortezza di chiamare la vanità in un altro modo. Per l’aspetto bastava una mano passata distrattamente tra i capelli, poi magari quindici paia di sneakers, una macchina in grado di parlare al posto suo, sei racchette da tennis e orologi grandi come lampioni e barba, dopobarba, palestra. Punto, fine. Questa invece, è tutta un’altra storia. Davanti a un blush, il vecchio maschio avrebbe domandato: «Ma è da uomo?». Il nuovo maschio domanda: «Quale tonalità mi sta meglio?». Un confine è saltato. E su questa tendenza, naturalmente, arriva, puntualissimo, il mercato con il suo esercito di primer, pennelli, palette, sieri, spray fissanti e promesse di pelle perfetta. Il capitalismo, quando vede cadere un tabù, non perde tempo a festeggiare: apre una categoria merceologica. Il ragazzo che si trucca non è più necessariamente il ragazzo eccentrico della festa, quello che viene guardato come una curiosità. È diventato il ragazzo che compare nel feed e ti spiega, con assoluta serietà, quale rossetto usare. La rivoluzione, quando arriva sui social, ha spesso questa forma poco epica: un anello di luce, una beauty blender e qualcuno che dice «adesso sfumiamo». E mentre il vecchio maschio continua a domandarsi se tutto questo sia virile, il nuovo ha già finito il contouring.
E non è nemmeno detto che voglia «essere femminile». È questa l’idea che una certa cultura non riesce ancora a digerire: che il trucco possa non essere una dichiarazione sull’identità, ma semplicemente una pratica. Come andare dal parrucchiere. Come scegliere un vestito. Come mettersi il profumo. Il correttore non ha un sesso. Il mascara nemmeno. A quanto pare, neppure il blush. La cosa diventa ancora più interessante quando il trucco esce dalla stanza da bagno e diventa pedagogia. Questi ragazzi non si limitano a mostrarsi truccati: spiegano agli altri come ottenere lo stesso risultato. Il beauty influencer maschio non è solo un uomo che usa cosmetici. È un uomo che possiede una competenza estetica e la mette in piazza. Il beauty boy è il figlio perfetto del nostro tempo: abbastanza ribelle da infrangere un tabù e abbastanza disciplinato da sapere esattamente quale prodotto usare per infrangerlo bene. Il maschio, dopo avere resistito per secoli alla crema idratante, entra nel supermercato dell’autopercezione. Vecchio uomo contro nuovo uomo. Il primo cercava una regola. Il secondo cerca un correttore.
