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Moda

I 10 anni tutti d’oro di Vaccarello sulla passerella di Saint Laurent

“No comment” del Ceo di Kering sulle voci di un’uscita dello stilista della Maison. Asimmetria, frange e tagli circolari da Dior. Da Courrèges debutta a sorpresa la bellissima figlia di Bianca Balti

A model wears a creation as part of the Saint Laurent Womenswear Spring Summer 2027 collection presented in Paris, France, Tuesday, Sept. 29, 2026. (AP Photo/Teresa Suarez)

Il finale dell’indimenticabile sfilata di Saint Laurent getta in confusione il popolo della moda che sta tributando una standing ovation ad Anthony Vaccarello, lo stilista belga di origini italiane che da 10 anni disegna il mitico brand. Lui avanza sulla passerella illuminata da giganteschi lampadari barocchi seguito dalle modelle magnificamente vestite in tutte le sfumature dell’oro. Le ultime dieci sono in nero e quasi si confondono con il buio della notte parigina su cui si sono appena spente le luci per una volta d’oro della tour Eiffell. Sulla passerella c’è anche Charlotte Gainsbourg che canta dal vivo «Sei così tanto Saint Laurent», la stessa canzone intonata da Catherine Deneuve e Letitia Casta all’ultima sfilata del grande Yves nel 2002.

Vaccarello scende dalla pedana, prende un piccolo oggetto dalle tasche e lo passa a un bambino di 5 anni che per la cronaca si chiama Luca ed è il suo primogenito. Lo bacia, sorride alla nonna che lo tiene per mano e torna indietro. In un baleno si sparge sul web la fake news: «Vaccarello passa le chiavi della maison a un bambino». Nessuno si chiede cosa mai se ne farebbe il piccino a parte perderle, ma tant’è: dalla maison nessuno conferma e tantomeno smentisce. La verità è che si tratta di un braccialetto portafortuna e che il bravissimo designer non andava affatto d’accordo con Chedric Charbit, il ceo della maison. Voci di corridoio dicono che al suo posto arriverà Chemena Kamali, una designer nata a Dortmund in Germania 45 anni fa, direttrice creativa di Chloè dal 2023. Vero o falso chi sia, chiunque raccoglierà questo scettro dovrà confrontarsi con due mostri sacri: l’uomo che ha portato le sahariane nei salotti e il ragazzo d’oro che ha traghettato il suo impero dei segni nel nostro tempo. L’idea delle donne vestite nello stesso prezioso colore degli idoli dei templi di Angkor Wat sarebbe una trappola mortale per chiunque non domini forme e proporzioni degli abiti come Vaccarello, ma la moda ultimamente sembra il ritornello di Confusione, quella canzone di Battisti che dice «tu vorresti imbalsamare anche l’ultima più piccola emozione». Esemplare in questo senso il terzo prét à porter di JW Anderson per Dior che tutti giudicano riuscitissimo, depurato dalle iperboli care al giovane designer nordirlandese, in una parola perfetto. A noi sembra una collezione abbastanza bella anche se il tema dell’asimmetria sommata alle frange è per sua natura complesso soprattutto dovendo dialogare con qualcosa di asimmetrico come il corpo umano.

Anderson afferma di aver tagliato tutto in modo circolare: le gonne come le mitiche giacche, lo chiffonn come il tweed e perfino le borse. Manca l’emozione, il pathos narrativo che devi pur offrire quando paghi cifre da capogiro per un vestitino. Strepitosa la sfilata di Margiela, storico marchio oggi controllato dal Gruppo OTB di Renzo Rosso e disegnato da Glenn Martins, un altro talento inquieto proveniente dal Belgio. Il set è bellissimo anche se inquietante: stanze coperte da veri fiori sfatti stile cimitero dopo una giornata di funerali. In realtà non è morto nessuno, anzi: finalmente la sperimentazione smette di far rima con confusione. Da Courreges debutta il designer Drew Henry al posto dell’italo-belga Nicolas Di Felice. Lo spazialismo che è stato il principio ispiratore del brand negli anni ’60 cede il posto a un sofisticato stile girlish (da ragazzina) incrociato con il non finito. In passerella a sorpresa la figlia di Bianca Balti, bella come la mamma. Interessante la sfilata di protesta del brand Mathiéres Fecales disegnato da Rose Dalton e Ruj Bhaskaran, una coppia di canadesi poco diplomatici a partire dal nome. Sfilano in Place de la Republique, dove iniziano tutti i cortei di protesta a Parigi. E l’immagine delle modelle che sulle spalle hanno i fantocci dei miliardari che sembrano essere gli unici destinatari della moda è forte ma anche convincente visto che sotto i vestiti sono molto belli tanto che il brand viene venduto anche in boutique super esclusive come Kaos, il tempio dello chic a Viareggio.

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