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"Mamma, sono un sarto". Storia di Max Alexander il prodigio con ago e filo che ha solo dieci anni

Il baby stilista applaudito a Parigi con 15 creazioni fuori calendario

"Mamma, sono un sarto". Storia di Max Alexander il prodigio con ago e filo che ha solo dieci anni
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Quando a quattro anni Max Alexander ha comunicato alla mamma «Io sono un sarto. Se mi procuri un manichino te lo dimostro», la signora Sherri Madison ha fatto quello che avrebbe fatto qualunque madre specialmente in quel momento, durante la pandemia del Covid, per alleggerire il peso del lookdown. È andata nel suo studio (le è venuto anche facile, diciamo, è un’artista) ha preso un manichino di cartone et voilà, divertiti Max! Un po’ avrebbe dovuto insospettirsi, con il senno di poi.
Perché Max non ha detto «da grande voglio fare lo stilista». Normale, c’è chi vuole fare il calciatore, l’astronauta, il benzinaio... è che lui ha detto proprio «sono un sarto». Ma lei (che ha iniziato a dipingere a 10 anni e oggi realizza sculture di cartone) non ci ha fatto tropo caso «oggi designer, domani chef...». Mai avrebbe pensato che sei anni dopo, quel vispo riccioletto, figlio di mezzo dei suoi tre bambini, sarebbe stato applaudito all’ultima Paris Fashion week con 15 creazioni fatte sfilare fuori calendario nel prestigioso palazzo dell’Opéra Garnier come lo stilista più giovane mai approdato sulle passerelle francesi. Dieci anni.
Un prodigio. Che ha incenerito le tappe: a sette anni è entrato ufficialmente nel Guinness dei primati come il più giovane stilista al mondo, il suo profilo Instagram couture.to.the.max (gestito dalla madre) oggi ha 6,2 milioni di follower e ha attirato l’attenzione niente di meno che di Sharon Stone che gli ha commissionato un cappotto, già indossato (e ampiamente instagrammato). Un fenomeno, senz’altro, dove è difficile misurare il confine tra talento e costruzione mediatica, tra fantasia fanciullesca che sogna di realizzare «un abito arcobaleno pazzesco per Taylor Swift» e il rischio della trappola dell’algoritmo. Di fatto Max ha iniziato a cucire prima ancora che a contare. La sua storia è una favola.
Incoraggiato dalla mamma che ha alimentato la sua passione mandandolo a 5 anni a lezione di cucito due sabati al mese da due sarte vicine di casa, lui non si stufa mai di giocare con le stoffe. Monta e smonta, cuce, progetta, assembla, non si accontenta.
Poi siamo a Los Angeles, tutto quanto fa spettacolo. Max decide che anche se i suoi anni si contano con le dita di una sola mano, è già il momento di fare uno show.
Mamma Sherri organizza una sfilata nel cortile di casa, amici, parenti, passerella, applausi. Non si sa come, ma viene notato e invitato alla sua prima sfilata a Denver. Lui saltella e ride ma quando si tratta di lavorare con le modelle si fa serio e concentrato. «Lo ascoltavano come fosse un adulto» racconta la madre. È che a quel punto non è più un bambino che gioca a fare lo stilista, se mai lo è stato. Neanche mentre sceglie i tessuti (come ha raccontato al New York Times,) con il “floof test” cioè li lancia per aria e poi ci corre sotto per capire come atterrano oppure immergendoli in una vasca piena di acqua per studiare come si muovono.
Per la sua prima sfilata a Parigi ha realizzato un abito da sera con un paracadute militare, ha trasformato un sari indiano in un pezzo di alta sartoria, vecchie borse di Hermès sono diventate bustini. Perché ha già le idee chiare, Max, comunicate tramite CBS subito dopo il défilé: «Il 90 per cento della mia sfilata è biodegradabile, riciclabile, sostenibile, realizzata con dead stock e materiali in surplus. Il dead stock è materiale avanzato non utilizzato dalle aziende, sarebbe finito in discarica se non lo avessi recuperato». Anche sul futuro, oggi a 10 anni, finito ormai sulle pagine dei magazine di tutto il mondo, sa quello che vuole.
«Avrò una casa di moda e voglio vivere in Italia». Il perché aveva fatto «rimanere di sasso» (parole sue) la madre già quando aveva quattro anni.

Subito dopo averle comunicato di essere uno stilista, Max aveva aggiunto: «Sono Gucci, ho fatto borse ora farò vestiti». Lei era corsa a vedere chi fosse sto’ Gucci, perché dice che di moda lei non si è mai troppo interessata. Poi gli avrà rimboccato le coperte. Sogni d’oro, Max.

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