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Moda

Un “The Cal” a sei mani per raccontare l’India

Presentata a New Delhi l’edizione numero 53 con gli scatti di Raghu Rai che, dopo la sua scomparsa, ha lasciato il testimone alla figlia Avani e a Sølve Sundsbø

Una immagine della 53.ma edizione del calendario Pirelli, in una foto diffusa il 23 ottobre 2026. ANSA/ UFFICIO STAMPA +++FOTO DIFFUSA DALL'UFFICIO STAMPA - USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE - NON VENDERE - NON USARE PER FINI NON GIORNALISTICI - NPK+++

«Il Calendario è un progetto che si autoalimenta: se siamo ancora qui vuol dire che il suo potere di rinnovarsi resta straordinario». The Cal è all’edizione numero 53, e per Marco Tronchetti Provera è uno dei progetti più importanti di Pirelli, «visto che lo seguo dal 1992, e quando l’ho preso in mano non era considerato così importante». Invece la sua storia è diventata lunga: è arrivato ad essere un punto di riferimento di arte e cultura, e spiega perché un’azienda nata per produrre pneumatici abbia portato la sua immagine in giro per il mondo nel nome della bellezza. Tanto in giro che, per l’edizione 2027, si è arrivati per la prima volta in India.Eccola dunque la protagonista del Calendario Pirelli 2027, presentato a New Delhi e per la prima volta scattato a sei mani. Tre artisti, due generazioni, di fotografo in fotografo ma anche di padre in figlia, perché Raghu Rai – autore iniziale del progetto - è scomparso lo scorso aprile prima della sua realizzazione, lasciando il testimone appunto ad Avani e a Sølve Sundsbø, la firma norvegese dell’edizione 2026 (ed anche questa, due volte di fila, è una primizia). La chiave è dunque raccontare un Paese multiforme e multicolore – il più popolato al mondo – raccogliendo l’eredità di chi lo ha accompagnato con i suoi per decenni. Per far questo Sundsbø ha scelto di non inseguire l’impossibile: «Non me la sentivo di provare a rappresentare l’India in tutta la sua complessità. Io non avevo il diritto di farlo. Così ho scelto invece di concentrarmi sui ritratti di straordinarie donne indiane, giocando con le texture degli abiti, sui colori e sui contrasti». Le protagoniste sono nove, fotografate tra il Forte Jaigarh di Jaipur e Ajabgarh, in Rajasthan. Ci sono le attrici Aditi Rao Hydari e Avantika Vandanapu, l’attrice e produttrice Freida Pinto, la musicista Anoushka Shankar e la poetessa Rupi Kaur. Con loro le modelle Lakshmi Menon e Bhavitha Mandava, l’autrice e conduttrice tv Padma Lakshmi e la stessa Avani Rai, che compare anche davanti all’obiettivo. «Per me, la chiave del Calendario sono le persone» spiega ancora, raccontando la sua idea di costruire immagini varie mantenendo una coerenza narrativa con ritratti giocati su colore, luce e contrasto, tra tessuti luminosi, fiori sospesi su specchi d’acqua e ombre disegnate dalle geometrie della pietra.Il resto del percorso lo hanno fatti i Rai, perché se Raghu - che ha fotografato l’India dal 1965 - aveva deciso di accostare immagini del suo archivio a volti del Paese di oggi, Avani ha portato avanti l’idea del padre riprendendo scatti editi e inediti e riportandoli nelle strade di Delhi e Mumbai dove erano stati realizzati. Dove ha fotografato insieme l’immagine originale e lo spazio che oggi la circonda: nel mercato dei fiori, tra i vicoli della vecchia Delhi, sul rooftop dei grattacieli, in un villaggio di pescatori.Pe un lavoro che ha coinvolto circa 130 persone, tra cui la madre di Avani e la star di Bollywood Ranveer Singh – e che è stato realizzato tra maggio e settembre. Il cofanetto finale ha due tasche distinte per ospitare le 36 fotografie: 18 firmate da Sundsbø e 18 dal progetto di Raghu e Avani Rai. «Ho sentito una profonda responsabilità – spiega lei -: mio padre apparteneva alla strada: con l’aiuto del suo autista Nandan abbiamo ripetute i suoi itinerari storici attraverso i mercati, i quartieri, le strade affollate, le rive del fiume Yamuna. Era affascinato da come la città si sta trasformando ma anche di quello che stava per scomparire. È stato un percorso incredibilmente emozionante».Ecco: emozione, è la parola giusta.Girando le pagine di un’India incredibilmente in cambiamento: «Qui si sta costruendo il futuro – conferma Tronchetti Provera - e a me è sempre piaciuto guardare avanti. Ma non vedrete mai un Calendario fatto con l’IA e sono pronto a scriverlo nelle mie memorie: mancherebbe di quella sensibilità che lo ha alimentato fino a qui». E che lo ha reso, appunto, The Cal.

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