Una molecola di casa nostra contro il virus dell’Aids

A distanza di 30 anni dall’identificazione del primo caso di Hiv (il virus dell’Aids), le terapie per combattere questo tipo di infezione sono migliorate in modo straordinario. Farmaci nuovi e potenti, che agiscono interferendo con la replicazione del virus, permettono trattamenti differenziati nelle diverse tipologie di pazienti. «Si sta andando sempre più verso una terapia individualizzata. Non solo l’elevato numero di molecole disponibili, ma anche il fatto che appartengono a classi di farmaci diversi consente di rispondere nel migliore dei modi alle necessità di ciascun paziente»,spiega Giuliano Rizzardini, direttore del Dipartimento di malattie infettive all’ospedale Luigi Sacco di Milano, in occasione del sesto International Aids society, conference on pathogenesis treatment and prevention of Hiv infection, Ias 2011.
La più recente novità terapeutica è frutto proprio dalla ricerca italiana. Si tratta di una molecola, raltegravir, il primo di una nuova classe di farmaci,gli inibitori dell’integrasi (blocca l’enzima integrasi essenziale per la replicazione del virus), messa a punto nei laboratori di Msd Italia (gruppo Merck), multinazionale farmaceutica impegnata nella lotta contro il virus dell’Hiv, fin dai primi casi notificati di Aids, con molecole capostipiti di tre delle classi di farmaci antiretrovirali (il primo inibitore della proteasi, il primo inibitore della transcrittasi inversa, fino al primo inibitore dell’integrasi), oltre a programmi che riguardano l’accesso ai farmaci e partnership tra il Nord e il Sud del mondo.
La necessità di disporre di farmaci da subito potenti e rapidamente efficaci è sottolineata anche dal riaffiorare delle infezioni opportunistiche, dovute al fatto che oggi numerosi pazienti giungono tardi alla diagnosi. «Sarebbe opportuno usare al meglio all’inizio tutte le cartucce buone e poi, ottenuta una buona risposta, passare alla stabilizzazione del paziente», afferma Giuliano Rizzardini. «Anche se è vero che le nuove molecole, in particolar modo raltegravir, sono veramente friendly». In sede Ias 2011 sono stati presentati dati interessanti di uno studio di Fase II a lungo termine (5 anni), condotto su pazienti affetti da Hiv non precedentemente trattati che dimostrano come l’innovativo inibitore dell’integrasi, abbia una elevata tollerabilità,soprattutto per quanto riguarda il profilo lipidico.

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