La Mondaini: «Questa targa per le vedove dei carabinieri»

Il momento più straziante è quando Cesare Cadeo pronuncia il nome di Raimondo Vianello e si avvicina a Sandra Mondaini per consegnarle la targa del Premio Isimbardi che la Provincia di Milano ha voluto conferire a suo marito scomparso il 15 aprile scorso. Lei è seduta lì in prima fila, sulla sua carrozzina, con una mano appoggiata sulla fronte e nell’altra un fazzoletto bianco. Ha appena salutato il cardinale Dionigi Tettamanzi che tenendole le mani, le ha rinnovato la sua vicinanza. E quando sente le motivazioni di quella onorificienza che ricordano suo marito come un raro esempio di stile e di classe e un uomo dal cuore grandissimo, scoppia in lacrime. Rompe il silenzio in sala, la voce strozzata dal pianto che ripete «Non c’è più», mentre il figlio adottivo Raimond e due amiche cercano di consolarla. Poi chiede il microfono. «Io non posso parlare perché ogni parola sarebbe una “frignata“ come si dice in milanese». Raimond l’aiuta, in realtà voleva soltanto dire che lei non è una vedova speciale, ma come tutte le altre. Ma Sandra riprende la parola, ha voglia di spiegarla lei quella cosa. «Ce ne sono tante che sono rimaste vedove per fatti più seri e pericolosi, per difenderci. Mi riferisco all’arma dei carabinieri che amo tanto». Stringe la targa ed è come se un po’ fosse anche per loro quel riconoscimento. Ringrazia ancora una volta e lascia la sala. «Mi complimento con tutti, ma devo andare a casa. Non ce la faccio più». Il pubblico la saluta con un applauso lunghissimo e la cerimonia continua. C’è anche il figlio di Mike Bongiorno, Niccolò che prende la targa e anticipa la nascita di una fondazione che verrà presentata proprio nel giorno del compleanno del padre. «Vogliamo dire grazie a coloro che con il proprio impegno quotidiano aiutano la nostra società ad essere migliore» conclude il presidente della Provincia, Guido Podestà mentre Tettamanzi elogia «il protagonismo silenzioso che spinge ciascuno a fare la propria parte per rendere la città e la società a misura d’uomo». «Ho sempre parlato - risponde il cardinale a chi gli chiede un commento sulle dichiarazioni del sindaco Moratti sui clandestini -. Aggiungo un particolare: il mio parlare è pastorale, attento al bene di tutti. Se il mio silenzio rischia di essere frainteso, penso che questo debba essere interpretato come una forma più forte di eloquenza».

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