Ad ogni longitudine può esserci un amico

Quando la Cina persegue la coesistenza pacifica sta estendendo il tradizionale concetto del fare amicizia con gli altri. Come raccontano i Dialoghi di Confucio e il Vangelo dell’amicizia di Matteo Ricci. La parola a due esperte, Luo Hongbo e Alessandra Lavagnino

Ad ogni longitudine può esserci un amico

Nell’interscambio fra le civiltà dell’Oriente e dell’Occidente, una delle strade più frequentate, l’antica Via della seta, già duemila anni orsono legava la dinastia degli Han occidentali all’antica Roma. Settecento anni fa Marco Polo, diciassette anni dopo aver iniziato il suo viaggio in Cina, lasciava la città di Quanzhou nella provincia del Fujian, da lui chiamata la “città di luce”, per far ritorno alla sua Venezia, percorrendo la Via della seta marittima. Ancora oggi l’amicizia millenaria fra Cina e Italia si snoda lungo la Via della seta. Sappiamo che la vita della comunità internazionale è non solo più complessa di allora ma anche in continuo divenire. Quali strumenti potrebbero essere attualmente utilizzati per rafforzare l’amicizia fra queste due civiltà? Luo Hongbo è ricercatrice senior dell’Accademia delle Scienze Sociali cinese (CASS), di cui ha diretto il Centro sugli studi Italiani ed europei, ed è stata insignita nel 1993 dell’onorificenza di Cavaliere dall’ambasciata d’Italia in Cina; Alessandra Lavagnino è direttrice dell’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano. Ecco che cosa ci hanno consegnato, giudizi, pareri, sollecitazioni.

Quali tratti accomunano Cina e Italia e le civiltà orientale e occidentale che loro rappresentano?

Luo Hongbo: Le due civiltà condividono molto, i nostri due paesi geograficamente distanti ebbero modo di conoscersi fin dall’antichità e apprezzarsi, tanto e vero che le loro relazioni si sono perpetuate nei secoli fino ad oggi. Ogni dinastia cinese, nell’avvicendarsi, ha favorito i reciproci scambi migratori, rendendo possibile in questo modo la permeabilità delle rispettive eredità culturali. Entrambi i paesi hanno poi in comune la particolare responsabilità storica di aver offerto eccellenti contribuiti all’intera civiltà mondiale: la cultura cinese influenza la maggior parte dell’Oriente tanto quanto l’italiana influenza l’Occidente. Sia nelle epoche dei Qin e degli Han che nell’antica Roma esisteva un avanzato sistema politico, venivano già da lungo tempo sviluppate tecniche di coltivazione, era stata implementata l’agronomia ed era dedicata grande attenzione all’educazione. Il forte concetto di famiglia degli italiani, fra tutti i paesi occidentali, è il più simile a quello cinese. E che dire... anche le gastronomie dei due paesi hanno tante somiglianze.

Alessandra Lavagnino: Notoriamente l’antica Grecia e l’antica Roma rappresentarono l’apice della civiltà occidentale e l’impero romano sviluppò meritoriamente un sistema legale, politico e di trasporto adeguato alle necessità del proprio tempo e uniforme in tutta la propria estensione. Ciò che impressiona è che dette vita a qualcosa di assolutamente speculare alla Cina delle dinastie Qin e Han. I due imperi romano e cinese pur avendo origine alle due estremità di Europa e Asia e nonostante a quel tempo non fossero affatto agevoli gli scambi diretti, alimentarono forme di civiltà simili, quasi seguendo meravigliose vibrazioni comuni. Ancora oggi i geni culturali ereditati dall’antichità conferiscono ad entrambi i paesi solide basi e identità culturali forti.

Luo Hongbo: Gli scambi sono fondamentali per lo sviluppo di ciascuna civiltà. All’epoca dell’imperatore Hanwudi, a cavallo tra il II e I secolo avanti Cristo, vennero inviati esploratori, come Zhang Qian, che iniziarono a viaggiare nelle regioni occidentali e che, sebbene non avessero raggiunto l’Europa, contribuirono indirettamente alla diffusione di seta, porcellana e bronzo nel vecchio continente. Nel libro dello storico Fan Ye Hou Han shu, la storia delle regioni occidentali, scritto nel 445 dopo Cristo, viene nominata Roma con il nome di Daqin: “questo paese viene chiamato Daqin, i cui popoli sono alti ed eleganti, simili ai cinesi”. Donald Frederick Lach afferma che “durante il Rinascimento i pittori disegnavano la natura in modo realistico,
il che dimostra senza dubbio un’influenza dall’Oriente”. Anche l’Italia si avvicinò attivamente all’Oriente. A partire dal tredicesimo secolo un gran numero di commercianti e missionari italiani arrivò in Cina, da un lato facendo conoscere la propria cultura, dall’altro contribuendo alla diffusione di quella cultura cinese in Occidente. Il reciproco desiderio della Cina e dell’Occidente di esplorarsi è evidente sin dall’antichità. Nel Monumento del Millennio a Pechino, fra le immagini dei cento personaggi che hanno avuto maggiore rilievo nella storia cinese, sono immortalati solo due stranieri, entrambi italiani, distintisi per l’ampiezza e la profonditàdegli scambi culturali sino-italiani: Marco Polo e Matteo Ricci. Inoltre, tanti scrittori italiani - Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Giovanni Boccaccio - hanno destato grande curiosità negli intellettuali cinesi. Dopo la Riforma e apertura di Deng Xiaoping, un gran numero di studenti cinesi ha potuto recarsi in Italia per motivi di studio, e il numero continua a crescere anno dopo anno grazie ai progetti italiani Marco Polo e Turandot.

Alessandra Lavagnino: Ricordiamoci che sulle coste italiane sono stati riportati alla luce antichi bronzi cinesi, che raggiunsero Roma presumibilmente attraverso la Via della Seta Marittima. I nobili della Città eterna annoveravano la seta cinese tra i tesori più preziosi e si riferivano alla Cina con il nome di “Seres”. La tecnica della tessitura della seta cinese fu introdotta in Italia soltanto nel XIII secolo e componenti cinesi sono stati rintracciati sulla seta prodotta a Lucca nel secolo seguente. Sempre nel XVI secolo troviamo altri esempi di interscambio, quando alcuni missionari di ritorno in Europa introdussero il sistema dell’esame imperiale cinese. Gli inglesi, per conoscerlo meglio, inviarono a più riprese esploratori in Cina ritenendo che questo sistema cinese, rispetto a quello su base ereditaria tipico dell’aristocrazia occidentale, tenesse in maggiore considerazione l’uguaglianza di tutti. Solo intorno al XIX secolo, dopo lunga rielaborazione del sistema di esame cinese, i paesi occidentali introdussero nei propri ordinamenti l’esame per i civil servant.

Si potrebbe comprendere meglio la Cina, superando talvolta una stigmatizzazione anti-cinese. Come fare, secondo voi?

Luo Hongbo: Distanti per storia, cultura, tradizioni e valori, la Cina, i paesi occidentali e americani sono anche reciprocamente attratti, sebbene permangano pregiudizi e incomprensioni. Negli ultimi anni un numero maggiore di italiani ha visitato la Cina e dopo una buona permanenza è stato in grado di comprendere meglio il nostro paese. E’ un inizio di consapevolezza (anche se il numero dei visitatori è troppo esiguo...); gli italiani per lo più s’imbattono nella Cina tramite tivù, riviste e Internet, e alcune delle informazioni che vi sono riportate possono essere inaccurate o unilaterali. Come conciliare il più possibile i diritti e gli interessi di entrambe le parti in una vicendevole cooperazione anziché in un antagonismo? Cerchiamo tutti di approfondire seriamente l’argomento e di documentarci. Come conoscere in profondità e comprendere meglio la Cina? Matteo Ricci è un buon esempio, il primo libro da lui scritto in cinese si intitolava Il Vangelo dell’amicizia. Fin dall’antichità la Cina ha riservato il più grande omaggio al “fare amicizia” ed è su questo che anche nei celebri Dialoghi di Confucio possiamo trovare tante riflessioni. Quando oggi la Cina persegue l’obiettivo di una coesistenza pacifica, in realtà ciò che fa è solo un’estensione del fare amicizia con gli altri. Guardando all’attuale situazione internazionale, sarebbe bene se Cina e Occidente diondessero ulteriormente questa filosofia di vita, anche intensificando la reciproca conoscenza storica e gli scambi di studio tra le due civiltà.

Alessandra Lavagnino: È facile che si creino malintesi quando lingue e culture sono così diverse e la comprensione reciproca è così limitata. Per conoscersi occorre intensificare contatti, consultazioni e spiegazioni, innanzitutto fra coloro che fungono da intermediari. Dobbiamo poi impegnarci nel formare un maggior numero di persone alla conoscenza della lingua e della cultura della controparte, perché sia costruito un autentico ponte per la comunicazione. Quando la scena internazionale diventa complessa e delicata, a maggior ragione Cina e Occidente dovrebbero rafforzare l’interazione e aumentare le occasioni di incontro fra i loro popoli. In anni recenti la tesi di una minaccia proveniente dalla Cina s’è fatta strada in Occidente, soprattutto tramite chi negli Stati Uniti promuoveva la tesi della “Trappola di Tucidide”... Ma il mondo si appresta ad affrontare nuove sfide, come il cambiamento climatico, viviamo sullo stesso globo e tutti dovrebbero sforzarsi di perseguire obiettivi comuni intensificando le comunicazioni, per poter vivere pacificamente. La politica può essere unilaterale, ma l’autentica cultura no. E’ necessario partire da una comune base culturale per poter portare avanti un dialogo costruttivo. Tra noi Il dialogo è assolutamente la cosa più importante. Un dato comunque positivo è che un numero sempre più alto di cinesi e italiani hanno intrapreso ciascuno lo studio della lingua dell’altro.

Luo Hongbo: Sì, la comprensione reciproca è migliorata. Dal lato cinese posso dire che i miei concittadini conoscono bene l’arte, i monumenti, la musica, il calcio e la gastronomia italiani, come pure la moda. Il nostro paese ha importato dall’Italia tanti prodotti ad alta tecnologia, anche i segnali ferroviari.., elicotteri, lampade, ecc.. Per chi studia in università la lingua italiana è stato avviato un corso di comunicazione interculturale, per cui oltre ad apprendere la lingua, gli studenti devono conoscere anche la storia e la cultura dell’Italia. Sono anche in continuo aumento le traduzioni di libri e gli scambi in ambito artistico e cinematografico. Vedo che gli italiani amano non solo la seta, la ceramica e il tè cinesi ma si interessano anche della nostra medicina tradizionale, molti vengono appositamente per imparare la medicina e l’agopuntura cinesi. Gli italiani conoscono anche la cultura vernacolare cinese attraverso il cinema e la letteratura. Come riuscire a trasformare i conflitti tra civiltà in scambi ed integrazione? Dialogare è essenziale. E se la situazione è molto complessa, sarà necessario intensifricare la comunicazione. Capirsi, conoscersi e accettarsi.

Alessandra Lavagnino: Mio padre è stato un compositore. Nel 1957 si recò in Cina per partecipare alla registrazione del documentario La Grande Muraglia e tornando a casa portò molti regali: libri cinesi, registrazioni musicali, seta… e, soprattutto, ci raccontò tante storie. Sono stata affascinata da questo paese misterioso sin da allora... All’università ho studiato lingua cinese e nel 1974 sono stata scelta per insegnare alla Shanghai International Studies University, e mi sono dedicata ad approfondire la lingua e la cultura cinesi. All’inizio mi sono appassionata allo studio dell’antica Cina e ho curato la traduzione in Italiano del classico Wenxin Diaolong, che dal 1995, anno di pubblicazione, ha avuto ampia eco nell’ambiente letterario italiano. Negli anni '90 ho avuto la possibilità di restare in Cina per ben quattro anni e da allora mi sono dedicata allo studio della Cina moderna, soprattutto della sua poesia, dell’arte e del cinema. Ho tradotto altri libri, La Montagna dell’Anima di Gao Xingjian, La storia del giogo d’oro di Zhang Ailing, Il ragazzo del risciò di Lao She, e ho stretto importanti
buone amicizie cinesi come con Mo Yan, Zhang Yimou, Yu Hua, la professoressa Luo Hongbo... e molti altri. Nel 2009 c’è stata la fondazione dell’Istituto Confucio dell’Università degli studi di Milano statale, e sono direttore della parte italiana. Negli anni recenti è progressivamente aumentato il numero di persone che studiano cinese o italiano, ed è una buona notizia perché conoscere la lingua è la via maestra per ogni scambio culturale. In istituto abbiamo i materiali più vari per lo studio della lingua e della cultura antica, del cinema, della poesia e della musica cinese - che occorre far conoscere, anche favorendo l’incontro tra i ragazzi. Per attivare l’insegnamento della lingua cinese noi ci rendiamo disponibili, anche per gli alunni delle elementari e delle medie! Solo in Lombardia sono già cinquanta le scuole che in pochi anni hanno aperto corsi, che vengono impartiti da laureati nella nostra università. Formare gli insegnanti di lingua cinese è proprio un mio compito fondamentale, per mettere a frutto l’eredità di generazioni.

Commenti