Austria, svolta anti immigrati: è il trionfo dell'estrema destra

Norbert Hofer, candidato del Partito della Libertà, in testa col 35% dei voti. Al secondo turno sfiderà il candidato dei Verdi che ha ottenuto il 21% delle preferenze. Popolari e socialisti fuori dal ballottaggio

Austria, svolta anti immigrati: è il trionfo dell'estrema destra

Si rafforza l'Austria chiusa agli immigrati. L'estrema destra vince alle presidenziali austriache al primo turno. Norbert Hofer, il candidato del Partito della Libertà (Fpoe), trionfa con il 35% nella prima proiezione delle elezioni presidenziali. La formazione di estrema destra, che contrasta l'invasione degli immigrati favorita dal lassismo dell'Unione europea e dalle politiche caldeggiate dalla cancelliera Angela Merkel, elimina così i candidati dei due grandi partiti tradizionali, popolari e socialisti, dal ballottaggio.

Il primo turno delle elezioni presidenziali sancisce il trionfo dell'estrema destra e, allo stesso tempo, la debacle di socialisti e popolari. Al ballottaggio del 22 maggio andranno Hofer e il verde Van der Bellen che oggi ha incassato il 21% delle preferenze. La candidata indipendente Irmgard Griss conquista il terzo posto con il 18,8%. Il socialista Rudolf Hundstorfer si ferma all'11%, così come quello popolare Andreas Khol. Chiude Richard Lugner, con il 2,4% dei voti. "Sono grato e pieno di umiltà - ha commentato Hofer - non mi aspettavo un risultato di questa dimensione". Per il Fpoe si tratta della migliore performance di sempre. "Abbiamo scritto la storia, oggi inizia una nuova era politica", ha esultato il leader Heinz-Christian Strache. Il suo successo riflette, oltre alla disaffezione verso i partiti tradizionali, le preoccupazioni dell'elettorato per la crisi dell'immigrazione, che bussano sempre più numerosi alle porte del Nord Europa. Non a caso Hofer, 45enne ingegnere dal volto rassicurante ma che ama andare in giro con la sua pistola, ha minacciato, da presidente, di sfiduciare il governo se non adotterà misure più restrittive sugli immigrati. L'Austria assiste alla fine della formula politica bipartitica che ha garantito il governo dalla fine della Seconda guerra mondiale: Hofer, Van der Bellen e Griss non provengono dalle file socialdemocratiche né da quelle del Partito del popolo, che, spesso in una grande coalizione, hanno amministrato insieme il paese. A determinare questa rottura sono stati sostanzialmente due temi: l'immigrazione e il rapporto tra i Paesi del nord e del sud dell'Unione europea.

Il voto austriaco avrà un pesante riflesso nell'Unione europea dove l'impalcatura della libera circolazione rischia di crollare sotto il peso dell'ondata migratoria proveniente dal Nord Africa e dal Medio Oriente. L'Italia, più di altri, sta guardando con attenzione a ciò che avviene al di là del confine, dopo le minacce di Vienna di chiudere il Brennero. L'attuale governo austriaco, guidato dal socialista Werner Faymann, ha già indurito molto i toni nei confronti dell'immigrazione, opponendosi al paradigma dell'accoglienza illimitata. "La priorità - ha spiegato il ministro degli Esteri Sebastian Kurz - è di proteggere i confini esterni dell'Ue". Se invece non si riuscirà a ridurre il numero degli irregolari dalla rotta mediterranea, allora Vienna "sarà costretta a introdurre i controlli al Brennero".

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