Nassiriya, lezione del generale a chi sbeffeggia i nostri martiri

Pubblichiamo una lettera a firma del Generale dell'Esercito Salvatore Polimeno in merito alle frasi di Padre Alex Zanotell sui caduti di Nassiriya

Nassiriya, lezione del generale a chi sbeffeggia i nostri martiri

Egregio Padre Zanotelli, nell’inchinarmi davanti al Suo percorso di vita ed al Suo vissuto, ritengo offrirLe alcuni spunti di riflessione in merito all’attentato di Nassiriya. Premetto che sono cresciuto con le Suore d’Ivrea e che i miei figli sono cresciuti, anche loro, con le Suore della Divina Provvidenza e di San Giuseppe del Caburlotto. Ho tre figli ed ho il dovere di poterLi guardare in faccia ogni giorno!

La presenza militare italiana non deve più esserci, non possiamo più stare in un Paese che abbiamo contribuito a distruggere. Diverso è il discorso relativo alla presenza civile italiana, di assistenza alla popolazione".

Mi preme qui sottolineare, tralasciando il contesto generale, la posizione dell’Italia che, pur avendo supportato la Coalizione sin dall’inizio dal punto di visto politico e strategico, ha intrapreso all’epoca la via della “Neutralità qualificata o non belligeranza” nei termini esplicitati durante la riunione del Consiglio Supremo di Difesa del 19 Marzo del 2003. L’Operazione “Antica Babilonia” ebbe inizio il 15 Luglio del 2003 in base alle Risoluzioni 1483 del 22 Maggio del 2003 e 1511 del 16 Ottobre del 2003. Il piano operativo di emergenza dell’intervento nazionale prevedeva una Task Force Interministeriale al fine di “concorrere, con gli altri Paesi della coalizione, a garantire quella cornice di sicurezza essenziale per un aiuto effettivo e serio al popolo iracheno e contribuire con capacità specifiche alle attività d’intervento più urgente nel ripristino delle infrastrutture e dei servizi essenziali”.

Questa è la Storia egregio Padre: l’Italia non ha mai contribuito a distruggere un Paese quale l’Iraq cui ci unisce un vincolo ancestrale che risale alla notte dei tempi. E da sempre è stata prevista la presenza di una componente civile, e non solo, per l’assistenza alla popolazione! Non solo, il Decreto Legislativo numero 165 del 10 Luglio del 2003 prevedeva l’intervento a favore del popolo iracheno nei settori sanitario, infrastrutturale, scolastico e culturale. Per capire e sintetizzare il livello e la magnitudo dell’impegno nazionale nella ricostruzione basti ricordare che l’unico Dicastero nella CPA diretto da un non Americano era quello della Cultura a guida Italiana. Anche questa è storia!

L’Iraq è stato distrutto da una Guerra completamente ingiusta, tutta costruita sulle menzogne dell’Occidente, contro cui una delle poche voci che si sollevò allora fu quella di Papa Giovanni Paolo II”.

La US Senate Select Committee on Intelligence nel 2008 affermava che “...sfortunatamente la nostra commissione ha concluso che l’Amministrazione ha avanzato affermazioni non supportate dall’intelligence”. In merito poi alla posizione della Chiesa e del Santo Padre Giovanni Paolo II non sta’ a me esprimermi. Nel mio piccolo non posso non sottolineare la lungimirante visione del Santo Padre tesa alla realizzazione di un delicato sistema di equilibri, anche giuridici, volti a perseguire la riconciliazione tra i fedeli delle tre religioni abramitiche e Lei sa quanto ce n’era e quanto ce ne è bisogno! In questo senso la Santa Sede appariva percorrere un itinerario teso alla modernizzazione dei sistemi politici medio orientali partendo dai principi propri della cultura arabo – musulmana da coniugare con il rispetto della democrazia piuttosto che col principio di laicità, apparentemente estraneo alla storia e cultura di quei popoli. La via della riconciliazione seguita dalla Santa Sede infatti teneva anche conto della diversa geografia religiosa che si era andata determinando nell’Europa cristiana e nel Medio Oriente/Nord Africa musulmano e si prometteva di percorrere parallelamente le strade dell’integrazione delle comunità musulmane nelle società europee attraverso un processo rispettoso delle radici cristiane dell’Europa ed aperto ai valori sociali dell’Islam. Questo sforzo però ha dovuto confrontarsi con la crescita del radicalismo islamico e con l’affermarsi del terrorismo di matrice islamica che avevano finito col conferire un colore marcatamente religioso sia alla resistenza palestinese nell’area sia alle azioni dei gruppi terroristici che facevano parte di al – Qaida. Si andava affermando cioè l’idea della religione quale fattore di divisione e conflitto piuttosto che di elemento di riconciliazione ed integrazione. Il grido di dolore del Santo
Padre peraltro non rimase isolato: 36 milioni di persone hanno preso parte, in circa 3.000 eventi intorno al globo, alle proteste contro l’invasione dell’Iraq tra il 3 Gennaio ed il 12 Aprile 2003. Tale movimento ebbe il merito di contrastare l’idea dello “scontro tra civiltà” o tra Religioni.

Per questo la Santa Sede, nel caso dell’Iraq, ha parlato di “crimine contro la pace” nel tentativo di indirizzare la leadership egemonica statunitense in un preciso sistema di diritto internazionale garantito dalle Nazioni Unite e fondato su strumenti giuridici dotati di efficienti meccanismi di prevenzione, di monitoraggio e di repressione dei reati senza rinunciare ai principi di uno stato di diritto e senza ricorrere alla legge del più forte. In questo senso, la politica della Santa Sede ha sotteso la convinzione che il nuovo ordine mondiale non dovesse ridursi all’egemonia statunitense ma potesse garantire con precise disposizioni giuridiche il coinvolgimento dell’intera comunità delle Nazioni evitando pericolose identificazioni (Chiesa Cattolica ed Occidente, Santa Sede e Coalizione guidata dagli Stati Uniti) che hanno portato a parlare di scontro tra civiltà o, peggio ancora, tra religioni come delineato da Huntington nel suo libro “Clash of Civilizations”.

"Anche i militari vittime dell'attentato a Nassiriya non andrebbero definiti 'martiri', in quanto noi eravamo lì per difendere con le armi il nostro petrolio. Guardiamoci in faccia e diciamoci queste cose, anche se purtroppo in Italia sembra impossibile dirlo e costa una valanga di insulti... ma è questa la cruda verità”.

Quanto al martirio dei nostri caduti Lei, da Padre, dovrebbe avere gli strumenti per delinearne e configurarne l’animo. Quanto a me, Le affido il testo dell’Omelia ai funerali di stato: ".. a Dio nostro .. gli affidiamo uno per uno questi nostri morti e le loro famiglie, ciascuno dei feriti, tutti gli italiani, militari e civili, che sono in Iraq e in altri Paesi per compiere una grande e nobile missione ... E questa è anche la più forte e sincera consolazione per le loro spose, figli, genitori, per i loro compagni d'armi, per tutti quelli che hanno loro voluto bene… Mentre affidiamo alla misericordia di Dio le anime dei nostri fratelli caduti a Nassiriya, confermiamo e rinnoviamo il sincero proposito di essere degni della grande eredità che essi ci hanno lasciato. Voglia il Signore dare al nostro Paese e alle sue istituzioni efficace e duratura determinazione di non dimenticarli e di non lasciarli soli”.

Padre, La imploro: il 18 Novembre prossimo non tolga la consolazione alle loro spose, figli, genitori, compagni d'armi, e a tutti quelli che hanno loro voluto bene! Morirebbero un’altra volta e questa volta sarebbe Caino a calare il fendente!

Gen. D. (AUS) Salvatore Antonio Polimeno

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