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Meloni: "Non siamo in guerra e non ci entriamo, impedire speculazione su energia e alimenti"

La premier: "Dall'escalation in Iran conseguenze imprevedibili, manderemo aiuti ai paesi del Golfo". E sul Board of peace: "Giusto che l'Italia partecipi alla discussione"

Meloni: "Non siamo in guerra e non ci entriamo, impedire speculazione su energia e alimenti"
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Giorgia Meloni questa mattina è intervenuta in radio, a Rtl 102.5, per fare il punto sulla situazione in Medio Oriente e rassicurare: “Non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra”. Parole chiare e inequivocabili per il premier, la quale non ha negato l’esistenza di un “rischio escalation dalle conseguenze imprevedibili” derivanti dalla “crisi sempre più evidente del diritto internazionale che sta generando un mondo sempre più governato dal caos”. Era prevedibile, ha aggiunto riferendosi alla Russia, “dopo che un membro delle Nazioni Unite ha invaso un Paese suo vicino”. Ieri il premier ha incontrato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con il quale ha “condiviso le stesse preoccupazioni”. La percezione, ha aggiunto Meloni, “che ci sia sempre un tentativo di creare delle divaricazioni che però io non vedo nel mio quotidiano, posso sempre contare sulla presenza del Presidente della Repubblica, che è molto prezioso, particolarmente in una fase come questa. Non ci sono divergenze” .

Rischio terrorismo

L’acutizzarsi della crisi mediorientale ha, inevitabilmente, incrementato le possibilità che l’Italia, e in generale l’Europa, possa essere un obiettivo terroristico, anche a fronte della chiamata all’azione arrivata dall’Iran per vendicarsi dell’attacco Usa. Meloni ha sottolineato che sul terrorismo islamico non bisogna "mai abbassare la guardia" e che il governo è “totalmente mobilitato” perché, anche su questo fronte, “non siamo distratti, la guardia è altissima”. Il terrorismo, ha proseguito il premier, “è un fenomeno particolarmente complesso” e “sono mobilitati e allertati permanentemente tutti i servizi di sicurezza”. Il ministro Piantedosi “ha già convocato il Comitato nazionale ordine e sicurezza, il comitato di analisi strategica antiterrorismo si sta riunendo in modo cadenzato: abbiamo delle eccellenze”.

Ripercussioni e ruolo dell’Italia

Attualmente gli Stati Uniti non hanno richiesto l’uso delle basi all’Italia, ci sono “delle autorizzazioni tecniche per operazioni non cinetiche, non di bombardamento”. Ma, “se arrivassero richieste di uso di basi italiane per fare altro”, ha specificato Meloni, “la competenza sarebbe del governo, dobbiamo deciderlo con il parlamento”. In questo modo il premier ha spento le polemiche che si stavano iniziando a sollevare nei giorni scorsi su una partecipazione dell’Italia al conflitto, senza aver prima consultato il parlamento. La postura dell’Italia sul tema è attinente agli accordi bilaterali “mi pare che tutti si stiano attenendo” a quelli, ha sottolineato.

Meloni si è detta anche ovviamente “preoccupata per le ripercussioni per l'Italia”, confermando che l’obiettivo prioritario del governo è quello di limitare le conseguenze economiche per il Paese: “Dobbiamo impedire che la speculazione faccia esplodere i prezzi dell'energia e generi alimentari”. Meloni ha anche sottolineato che l’esecutivo ha già sentito il presidente di Arera “che ha già attivato i meccanismi che servono a evitare fenomeni speculativi, ha una apposita task force soprattutto per monitorare i prezzi del gas, faremo tutto quello che possiamo per non darla vinta” a chi cerca di speculare e ha dichiarato di essere pronta “ad aumentare le tasse ad aziende che dovessero speculare sulle bollette”.

A proposito della proposta francese di deterrenza nucleare, che l’Italia non ha accettato, Meloni ha spiegato che “la Francia da molto tempo parla della sua capacità di dissuasione nucleare come di ombrello che può proteggere l'Europa, ma vale la pena specificare che in nessun caso la Francia vuole mettere sotto controllo europeo il suo arsenale nucleare". Il suo utilizzo, ha specificato il premier, “rimarrebbe sotto l'esclusiva decisione del presidente francese. Sicuramente è un contributo importante al dibattito della sicurezza in Europa ma è un dibattito molto più ampio e non si può non tenere conto delle garanzie che esistono in ambito Nato”.

L’azione del governo

Il governo è anche impegnato nel rientro degli italiani dalla zona di guerra, stamattina altri 200 connazionali hanno fatto rientro a Fiumicino: l’obiettivo è permettere a tutti quelli che vogliono farlo di rientrare da aeroporti sicuri. Durante l’intervento ha anche confermato che “l'Italia intende inviare aiuti ai Paesi del Golfo”, quindi nello specifico “parliamo di difesa e soprattutto di difesa aerea”, fondamentali per contenere la reazione scomposta dell’Iran alla decapitazione della sua linea di comando. “Questa mattina sta bombardando Paesi vicini, anche quelli che si erano spesi per un accordo su nucleare”, ha aggiunto Meloni, sottolineando la pericolosità dell’Iran ormai fuori controllo. Il Medio Oriente è una polveriera, dove il conflitto a Gaza, sebbene dimenticato dalla sinistra, non si è mai fermato ma a questo si è aggiunto quello in Iran.

Per questo motivo, Meloni ha rivendicato la nostra presenza al Board of Peace: “Noi abbiamo scelto di non aderire, ci sono varie questioni per le quali abbiamo deciso di non farlo, anche dei vincoli di carattere costituzionali. Ma penso che sia più che giusto che l'Italia partecipi alla discussione e quindi abbiamo partecipato ad esempio all'ultima riunione come osservatori. Significa partecipare alla discussione senza aderire all'organizzazione”. Una scelta, ha aggiunto Meloni, “importante per Gaza, non per l'Italia. Dobbiamo tenere in considerazione che nel Board of Peace fanno parte tutte le principali nazioni mediorientali, tutte le nazioni del Golfo, tutte le nazioni che hanno un ruolo di primo piano per la pace a Gaza, oltre ad esserci come osservatori anche la maggioranza dei Paesi europei, la Commissione europea”.

Le polemiche della sinistra, ha proseguito il premier, rappresentano l’ennesima “contraddizione dell'opposizione perché Gaza era una priorità e pare che ora non lo sia più. Non so se adesso che magari non è più utile per fare la campagna elettorale non sia più importante per loro ma sicuramente è importante per noi”.

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