Il chavismo straperde ma la battaglia per 22 seggi decisivi continua

La MUD ieri ha ottenuto la maggioranza dei seggi nel nuovo Parlamento che s’insedierà ad inizio 2016 a Caracas

Il chavismo straperde ma la battaglia per 22 seggi decisivi continua

Storico, senza precedenti, epocale. Si stanno sprecando gli aggettivi per definire la vittoria dell’opposizione venezuelana che, con la MUD – acronimo che sta per Tavolo dell’Unità Democratica – ieri ha ottenuto la maggioranza dei seggi nel nuovo Parlamento che s’insedierà ad inizio 2016 a Caracas.

Nonostante il voto elettronico delle discusse macchine Smartmatic – le stesse che per la cronaca “garantiscono” il voto in Brasile, Bolivia e Filippine e sono ‘made in Venezuela’ seppur con soci finanziatori che rimangono occulti (http://www.manilatimes.net/us-caracas-embassy-smartmatic-is-a-riddle/232249/) - in teoria trasmetta i risultati in tempo reale, quando a Roma sono ormai le 8 del mattino ancora non si sa se, davvero, la vittoria dell’opposizione sarà epica.

Di certo c’è che 99 seggi sono della MUD, 46 del chavismo che ieri ha ricevuto comunque una bastonata senza precedenti mentre 22 restano ancora sub judice.

Incredibile, se si pensa che la chiusura dei seggi ieri a Caracas era prevista per le 18, le 23.30 italiane. E anche se il termine per votare è stato esteso di un’ora da un patetico CNE - il Consiglio elettorale venezuelano prontissimo a ritirare le credenziali ad alcuni ex presidenti poco accomodanti con il regime ma cieco verso le centinaia di violazioni pro chavismo commesse ieri (per dettagli vedi Twitter @pmanzo70) – nulla giustifica che ancora adesso non si sappia se l’opposizione avrà in Parlamento la maggioranza semplice o quella qualificata dei due terzi.

Un’enorme differenza perché, infatti, se la MUD riuscisse ad ottenere 112 seggi sui 167 in ballo – e se le percentuali che mancano dovessero essere in linea con quanto CNE e Smartmatic ci hanno consentito di conoscere sinora, l’opposizione ce la dovrebbe comodamente fare – davvero potrebbe trattarsi di un voto storico, senza precedenti, epocale ed epico.

Con i due terzi più un seggio in Parlamento – del resto i sondaggi davano la MUD tra l’80 e l’88% - l’opposizione venezuelana non solo eviterà che il presidente Nicolás Maduro continui a governare “a piacere” con i suoi “superpoteri” ma, addirittura, potrebbe indire già il prossimo anno un referendum revocatorio per far scegliere al popolo se vuole o meno che il delfino di Chávez continui a Miraflores per altri 3 anni. In tal caso le presidenziali anticipate sarebbero inevitabili.

Per questo che Maduro abbia accettato il risultato poco fa non deve stupire più di tanto.

I 22 seggi ancora “in ballo” – nel caso fossero “magicamente” assegnati nella loro maggioranza al chavismo – garantirebbero infatti all’attuale presidente di continuare a governare più o meno come ha fatto sinora, dal momento che Maduro ha dalla sua parte tutto il settore giudiziario – che dal 2005 ad oggi ha cassato il mandato di decine di oppositori per motivi ridicoli e ne ha fatti arrestare 76, oggi ufficialmente prigionieri politici - gran parte dei media e la totalità della Guardia Nazionale Bolivariana.

Nel 2007, quando non passò il referendum per approvare la sua nuova costituzione socialista, buonanima di Chávez aveva definito quel primo e troppo spesso dimenticato trionfo dell’opposizione una “vittoria di merda” in diretta tv.

Quella di ieri potrebbe essere invece una “vittoria epica”.

Sempre se non ci saranno “magie” di Smartmatic e CNE nel cuore della notte di Caracas, “magie” aventi un unico obiettivo: evitare che l’opposizione conquisti almeno 13 dei 22 seggi rimanenti, ovvero la maggioranza qualificata in Parlamento. Se così sarà, lo scopriremo nelle prossime ore e, ça va sans dire, la tensione salirà alle stelle in Venezuela, per l’ennesima volta in questi 17 anni di chavismo “democratico”.

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