Cina, gli "angeli bianchi" che combattono il coronavirus

I medici cinesi stanno mettendo in campo tutte le loro energie per far fronte all'emergenza provocata dall'epidemia di coronavirus. Alcuni di loro sono morti combattendo un nemico più grande di loro

Nelle immagini indossano tute bianche che coprono interamente il loro corpo, hanno mascherine isolanti e si muovono come nei film di fantascienza: sono i medici cinesi che in queste e ore stanno mettendo in campo tutte le loro energie per far fronte alla gravissima emergenza provocata dall'epidemia di coronavirus.

Come sottolinea Il Corriere della Sera, probabilmente non siamo di fronte a un esercito di eroi. O almeno: non tutti i medici sono necessariamente degli eroi, ma senza ombra di dubbio hanno tanto coraggio da vendere. Gli ospedali cinesi sono presi d'assalto da migliaia di pazienti: alcuni in condizioni critiche, altri impauriti di aver contratto il 2019-n-CoV, altri ancora incastrati nella ressa per accompagnare parenti e amici a fare analisi infinite.

La macchina sanitaria cinese è chiamata a disputare la sfida più dura degli ultimi anni. E in prima fila ci sono loro, i membri che compongono il personale ospedaliero di ogni singolo istituto del Paese. Non solo medici, ma anche infermieri, addetti alle pulizie alla cucina e inservienti. Queste persone entrano in veri e propri lazzeretti e, una volta terminata la loro giornata lavorativa, tornano a casa con la paura di poter infettare i loro familiari.

Nel frattempo arrivano le prime testimonianze di quanto sta accadendo nella città di Wuhan, megalopoli da 11 milioni di abitanti ed epicentro del contagio. Propaganda, certo, ma anche tanta paura, stress, ansia e panico: sono queste le emozioni che trapelano dai racconti di chi sta vivendo l'incubo apocalittico di vivere a contatto con un virus misterioso.

Le testimonianze drammatiche ai tempi del coronavirus

Tale Wang Jun, infermiera del Jinyintan, centro dei primi ricoveri, descrive un inferno in terra: “Ci sono colleghi con piaghe alla pelle della faccia, perché dobbiamo portare sempre la maschera e gli occhialoni protettivi, da tenere ben stretti, e i turni sono lunghissima”. La sua testimonianza alla tv di Stato è drammatica “Finita la giornata, ci dobbiamo togliere gli indumenti protettivi strato dopo strato. Prima lavi i guanti, e poi cominci a liberarti della tuta; ci hanno detto di disinfettare di nuovo le mani prima di continuare con gli altri strati”.

Il procedimento è sempre lo stesso: prima gli addetti e i medici devono togliere le tute e i vari strati protettivi, poi è il turno di maschera, occhiali e calottina per capelli, dopo tuttavia essersi lavati le mani. Una volta spogliati degli abiti da battaglia, gli eroi della Cina moderna indossano nuovamente i vestiti civili e si sottopongono all'ultimo passaggio di disinfezione situata all'uscita dagli ospedali.

Dal momento che i turni sono lunghissimi e che nessuna parte del corpo è a contatto con l'ambiente, immaginatevi la difficoltà che hanno queste persone anche nel fare i gesti più semplici. Come spiega Fan Li, un'altra infermiera, “non puoi certo spogliarti e neanche sollevare la maschera e passano ore prima di poterlo fare”. Andare in bagno e anche bere un bicchier d'acqua diventano operazioni impossibili.

Ci sono poi storie strazianti, come quella del signor Liang Wudong, 62 anni, medico di Wuhan. “Era in prima linea nella lotta al virus”, racconta la stampa. Ma il signor Liang si è dovuto arrendere alla polmonite presa in corsia. Jiang Jijun, 51 anni, specializzato in malattie infettive, è stato stroncato da un infarto “stremato” per i carichi di duro lavoro. E queste sono soltanto alcune delle migliaia e migliaia di storie da raccontare.

I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette.
Qui le norme di comportamento per esteso.
Commenti

fenix1655

Dom, 26/01/2020 - 17:50

E se fosse guerra? L’arma batteriologica ideale non deve fare morti, che non creano problemi, ma deve essere di rapida diffusione e deve creare tanti inabili che, sovraccaricando le strutture sanitarie del paese, mettono in ginocchio tutto il sistema paese. Oltre a creare panico e confusione. E mi pare che ci siamo. E se fosse un virus dei loro laboratori avrebbero anche il vaccino! Non si spiegherebbero altrimenti i drastici e sempre più macroscopici provvedimenti che man mano stanno adottando le autorità cinesi. E i famosi ospedali in veloce costruzione sono ospedali o “lazzaretti di fortuna” dove convogliare il fiume di persone che qualcuno già sa che prossimamente vi confluiranno? Cosa non ci dicono? Cosa ci nascondono? Non sarebbe il caso di chiudere i flussi verso l’Europa e mettere in quarantena gli eventuali arrivati finchè i numeri sono facilmente gestibili? Dove è andato a finire il famoso principio di precauzione?