Danimarca, la leader socialdemocratica annuncia: "Chiuderemo i centri-profughi"

Le politiche annunciate dalla premier in pectore della Danimarca hanno suscitato sia critiche sia apprezzamenti da parte degli esponenti della sinistra europea

Danimarca, la leader socialdemocratica annuncia: "Chiuderemo i centri-profughi"

In Danimarca, la leader dei socialdemocratici, che hanno trionfato alle elezioni generali delle scorso 5 giugno, ha ultimamente promesso di adottare, una volta insediatasi come nuovo primo ministro del Paese nordico, “provvedimenti durissimi” in materia di immigrazione.

La quarantunenne Mette Frederiksen, che alle ultime consultazioni ha condotto il fronte della sinistra alla conquista di 91 seggi parlamentari su 179, ha infatti annunciato di volere inasprire la linea dura sviluppata in ambito migratorio dai precedenti esecutivi conservatori. In particolare, tra le misure restrittive delineate in questi giorni dalla donna di sinistra, destinata a divenire a breve il più giovane premier danese della storia, vi è lo “smantellamento” di tutti i centri-profughi presenti sul territorio nazionale.

La leader della coalizione di sinistra ha infatti rivelato recentemente alla testata Kristeligt Dagblad di volere chiudere le strutture di accoglienza per richiedenti asilo e di volere quindi deportare in Nordafrica gli ospiti di tali centri. La Frederiksen vorrebbe liberare la Danimarca da queste strutture in quanto, a suo dire, rappresenterebbero dei “focolai di illegalità”. Secondo lei, i centri-profughi sarebbero “scarsamente controllati dalla polizia e in essi prolifera di conseguenza lo spaccio di droga e la propaganda islamista”.

Trasferire coattivamente in Nordafrica gli ospiti stranieri delle strutture ricettive sarebbe, sempre ad avviso dell’esponente socialdemocratica, una politica “giusta e umana”. A tale proposito, costei ha puntualizzato: “Non è affatto eroico o misericordioso ammassare nel nostro Paese migliaia di immigrati di cui non conosciamo nulla e causare così enormi tensioni sociali nella nostra società. I problemi dei profughi non si risolvono spostando questi ultimi dalla loro patria in Europa, ma dando a costoro opportunità e speranze nei rispettivi Stati di origine”.

La Frederiksen ha poi assicurato ai cronisti di Kristeligt Dagblad che il trasferimento coatto in Nordafrica degli ospiti dei centri-profughi danesi potrà essere attuato dando finalmente esecuzione alle “convenzioni di rimpatrio” stipulate in passato da Copenaghen con i Paesi del Maghreb e mai attuate finora dai governi della nazione scandinava.

L’annuncio della leader socialdemocratica ha immediatamente provocato sia critiche sia apprezzamenti tra le file della sinistra europea. Ad esempio, Morten Østergaard, segretario del Partito Social-Liberale danese nonché alleato di coalizione della Frederiksen, e Cristina Narbona, presidente dei socialisti spagnoli, hanno reagito alle parole della donna quarantunenne bollandole come rappresentative di una “svolta xenofoba” del maggiore partito “progressista” del Paese nordico.

Al contrario, un plauso nei riguardi della tolleranza zero in ambito migratorio promessa dalla leader danese è stato espresso da Sigmar Gabriel, a capo dei socialdemocratici tedeschi dal 2009 al 2017. Egli, dalle colonne del quotidiano di economia di Düsseldorf Handelsblatt, ha elogiato la Frederiksen quale simbolo di una sinistra “attenta alla realtà”, che “comprende i problemi concreti della gente” e che finalmente “rigetta i paraocchi del perbenismo.

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