Ecuador, scontri e proteste contro il governo per il caro carburante

La decisione del governo ecuadoriano del presidente Lenín Moreno di eliminare i sussidi statali al prezzo del carburante ha scatenato un’ondata di scontri in diverse città del paese. Questa politica fa parte dell’accordo con il Fondo monetario internazionale (Fmi) per ottenere in prestito un finanziamento di 4.209 milioni di dollari

L’Ecuador è nel caos.

Manifestazioni, proteste, violenze e scontri con le forze dell’ordine. Sono questi gli infausti risultati della decisione unilaterale del governo ecuadoriano, guidato dal presidente Lenín Moreno, di porre fine ai sussidi statali sul carburante.

Quito, la capitale del paese, ha dichiarato lo stato di emergenza, denunciando una situazione insostenibile, al limite di una vera e propria guerra civile, che ha portato migliaia di persone a riversarsi per le vie cittadine a protestare animatamente contro il governo Moreno.

Il bollettino degli scontri di ieri tra polizia e manifestanti ha riportato oltre 35 persone ferite tra poliziotti e cittadini e quasi 300 reati di vandalismo commessi contro negozi, bancomat, e assalti a centri commerciali.

A peggiorare la situazione nel paese è lo sciopero nazionale invocato dai trasportatori, che hanno bloccato città come Guayaquil, Cuenca, Santo Domingo, Machala, oltre alla capitale Quito. I trasportatori hanno dichiarato che continueranno il loro sciopero, per protestare contro l’insostenibile aumento del 123% dei prezzi di diesel e benzina.

Questi forti aumenti pecuniari derivano esclusivamente dai tagli delle sovvenzioni governative al carburante. La decisione di Quito di eliminare i sussidi fa parte di un accordo, negoziato dallo stesso Moreno, con il Fondo monetario internazionale (Fmi), lo scorso marzo, per ottenere in prestito circa 4.209 milioni di dollari (circa 1,3 milioni di dollari l’anno), con l’obiettivo di frenare in ultima istanza l’enorme debito pubblico del paese e la mancanza di liquidità nell’economia ecuadoriana.

Il governo di Quito ha accusato i trasportatori di voler destabilizzare l’assetto politico del paese, decretando lo stato di emergenza per 60 giorni, che prevede l’approvazione della forza armata per il controllo del ordine pubblico, limitazione del diritto di mobilitazione e imposizione di una censura preventiva dei media. Inoltre, l’esecutivo ha mobilitato migliaia di poliziotti per sedare le rivolte e le manifestazioni che in queste ore stanno mettendo a ferro e a fuoco diverse città.

A dar man forte alle rivolte cittadine di Quito, è intervenuto nella scena politica del paese anche Nicolas Maduro, presidente del Venezuela, che ha espresso tutto il suo sostegno nei confronti dei manifestanti con un messaggio postato sul suo account Twitter.

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Commenti

cgf

Ven, 04/10/2019 - 21:18

da uno che si chiama Lenín di nome e Moreno di cognome, cosa ti aspetti? ovvio che lo 'faccia per il popolo'