Migranti e pena di morte: doppia minaccia della Turchia all'Ue

Dopo il voto Ue per fermare i negoziati, sfodera l'arma emergenza umanitaria

Migranti e pena di morte: doppia minaccia della Turchia all'Ue

Torna a minacciare l'Europa il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan. Dice che il suo Paese aprirà le frontiere per lasciare passare i migranti verso l'Europa se l'Unione europea lo spingerà a farlo. E questo nonostante i soldi che la Turchia prende dall'Europa per gestire il flusso di migranti.

Una minaccia che arriva all'indomani di un voto da parte dell'Europarlamento, che ha suggerito ai Paesi membri di congelare i negoziati di adesione all'Unione da parte della Turchia, preoccupato per una deriva autoritaria sempre più evidente, che ha fatto seguito al fallito colpo di Stato dello scorso 15 luglio.

Il presidente Erdogan si dice pronto a permettere alle centinaia di migliaia di migranti che passano dalla Turchia di passare la frontiera, venendo di fatto meno all'accordo raggiunto con Bruxelles. Una risposta al voto dell'Europarlamento, ma pure un ulteriore tassello in un'offensiva verbale che porta avanti da tempo.

Se Erdogan dovesse far saltare l'accordo, per l'Europa si riaprirebbe l'emergenza. Intanto da Ankara ribadiscono con forza anche l'intenzione di firmare la reintroduzione della pena di morte, se il parlamento dovesse chiederla.

Non è una novità, ma è un tasto su cui il presidente turco continua a battere, e che al di là di ciò che significa per la politica interna del Paese, in termine di diritti umani, influisce direttamente anche sui rapporti con l'Europa. La pena capitale fu abolita proprio nell'ambito dei trattati per l'adesione. La sua reintroduzione significherebbe la loro morte definitiva.

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