Imam indonesiani: "Test sul Corano per gli aspiranti presidenti"

Ad avviso dei leader musulmani, "declamare con maestria” i dettami di Maometto sarebbe un requisito “imprescindibile” per svolgere adeguatamente l’incarico di capo dello Stato

Imam indonesiani: "Test sul Corano per gli aspiranti presidenti"

In Indonesia, la più popolosa nazione islamica al mondo, le autorità musulmane hanno lanciato in questi giorni un’iniziativa diretta ad appurare se i candidati alla presidenza del Paese sono "capaci di leggere il Corano".

Il Council of Preachers Associations, organizzazione che raggruppa i più influenti imam nazionali, ha recentemente esortato Joko Widodo, attuale capo dello Stato, e Prabowo Subianto, sfidante di quest’ultimo alle elezioni dell’aprile 2019, a sottoporsi a un “test”, consistente in una “lettura in pubblico” di alcune sure (ripartizioni) del testo sacro. Il candidato che, davanti al popolo, reciterà “con la giusta devozione e con perizia” i versetti coranici verrà giudicato dai vertici islamici “idoneo” a ricoprire l’incarico di presidente dell’Indonesia. Ad avviso del Council of Preachers Associations, infatti, "declamare con maestria” i dettami di Maometto sarebbe un requisito “imprescindibile” per svolgere adeguatamente tale mansione pubblica. L’organizzazione in questione ha annunciato ai media nazionali che Joko Widodo avrebbe già accettato di sottoporsi al “test”, mentre lo sfidante non avrebbe ancora comunicato la sua adesione.

L’idea dei leader religiosi non ha però riscosso un consenso unanime all’interno della società indonesiana. Ad esempio, Komaruddin Hidayat, ex rettore dell’università islamica di Giacarta, ha bollato come “inutile” l’iniziativa promossa dal Council. L’accademico ha quindi accusato quest’ultimo di volere “esagerare l’importanza della religione”: “Questa proposta non mi piace. L’attività delle nostre istituzioni deve essere basata esclusivamente sulla Costituzione. È giusto che i politici abbiano una conoscenza di base della religione del Paese, ma non significa che quelli incapaci di leggere con perizia il Corano debbano essere additati come inadeguati a ricoprire cariche pubbliche. La religione non va affatto politicizzata. Piuttosto che testare la capacità dei candidati di leggere con la giusta enfasi le sure bisognerebbe valutare la capacità di questi ultimi di combattere la corruzione e di difendere con efficacia i diritti delle minoranze presenti nel Paese.”