"Immigrati su navi al largo della costa": il piano britannico per fermare i clandestini

Il governo britannico starebbe trattando con l’Italia l’acquisto di una grande nave capace di ospitare oltre mille immigrati. Downing street conferma che diversi piani in merito alla questione clandestini sono sul tavolo

"Immigrati su navi al largo della costa": il piano britannico per fermare i clandestini

L’arrivo di immigrati clandestini è un problema che non affligge solo l’Italia. Una situazione alquanto difficile si sta registrando, infatti, anche nel Regno Unito. Sono sempre più i barconi che attraversano il Canale della Manica con il loro carico di disperati che tentano di raggiungere la costa britannica. I numeri, però, sono decisamente diversi da quelli italiani: alla fine di luglio erano 3.948 le persone che su più di 300 imbarcazioni di fortuna avevano raggiunto il Regno Unito.

Seppur i dati non risultino catastrofici, le autorità britanniche sono pronte ad usare misure drastiche. Il governo di Boris Johnson, tramite il ministro dell’Interno Priti Patel, che da sempre invoca il pugno duro contro l’immigrazione, ipotizza di lasciare i clandestini in mare, a bordo di navi lasciate al largo. Questo almeno fino a quando non verrà deciso il futuro dei migranti. Come ricorda Repubblica, la discussione su questo delicato tema è partita ieri a seguito di un articolo del Financial Times, e rilanciato dalla Bbc, nel quale si spiegava che l’esecutivo avrebbe valutato anche la possibilità di trasferire tutti i richiedenti asilo o i migranti in attesa di uno status sull'Isola di Ascensione, piccolo e remoto territorio britannico nel Mar Atlantico meridionale a circa 1600 km dalle coste dell’Africa. L’ipotesi ha subito incontrato la resistenza delle associazioni umanitarie. Per questo il governo britannico aveva spiegato che quella circolata era solo di un' idea tra le tante al vaglio.

Eppure ci sarebbe un piano concreto per arginare il flusso di immigrati senza compromettere la sicurezza di questi ultimi. Inviare i richiedenti asilo su grosse navi al largo delle coste britanniche. Una eventualità confermata nelle ultime ore da Downing street che ha reso pubblico come il governo stia cercando "alternative per cambiare le nostre politiche su immigrazione illegale e richiedenti asilo, in modo da proteggere coloro che finiscono nelle mani dei trafficanti di esseri umani".

In base a quanto riporta oggi il Times, il piano è piuttosto semplice: sistemare i richiedenti asilo e migranti in attesa di status su grosse navi. Pare che Londra stia trattando con l'Italia l'acquisto, per oltre 6 milioni di euro, di una imbarcazione costruita 40 anni fa che potrebbe ospitare 1.400 persone in 141 cabine. Trattative il governo britannico le starebbe avanzando anche per assicurarsi una nave da crociera, al momento ancorata a Barbados, che avrebbe mille cabine e una capienza di 2.417 persone. Un modo semplice, quello di ospitare i clandestini sulle imbarcazioni, che potrebbe risolvere parecchi grattacapi alle autorità d’Oltremanica. Una parte dell'esecutivo non è d'accordo con l'alternativa di sistemarli sulle vecchie piattaforme petrolifere britanniche in disuso. Ancor più difficile è trasferire tutti i clandestini su un'isola scozzese: in questo caso si aprirebbe uno scontro con il primo ministro di Edimburgo, Nicola Sturgeon, del tutto contraria all’ipotesi.

La questione immigrazione ha anche creato tensione tra Regno Unito e Francia. Londra ha accusato Parigi di non fare abbastanza per bloccare i clandestini sul proprio territorio. I cittadini britannici sono favorevoli al pungo duro prospettato dal governo conservatore. Da un sondaggio realizzato da YouGov diffuso ieri sera emerge che il 40% dei britannici contro 35% è favorevole al trasferimento degli immigrati in attesa di status su un'isola lontana. La percentuale di chi apprezza tale ipotesi sale al 62% tra gli elettori conservatori. Possibile che a breve Boris Johnson possa dare il via al piano. Un esempio che, magari potrebbe essere seguito da altri Paesi tra cui l’Italia che, nel disinteresse della Ue, è costretta ad affrontare da sola l’emergenza sbarchi.

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