La penalista: "Gli italiani detenuti all'estero in condizioni intollerabili"

Francesca Carnicelli si occupa dei connazionali in carcere nel mondo. "Complesso tutelare i diritti umani. Spesso gli Stati li rispettano solo sulla carta"

Francesca Carnicelli, avvocato penalista della Onlus "Prigionieri del silenzio"
Francesca Carnicelli, avvocato penalista della Onlus "Prigionieri del silenzio"

“Le condizioni in cui vivono gli oltre tremila italiani detenuti all’estero sono spesso intollerabili”. A parlare a ilGiornale.it è Francesca Carnicelli, avvocato penalista della Onlus “Prigionieri del Silenzio” che dal febbraio del 2008 si occupa di aiutare i nostri connazionali detenuti oltre confine. “I nostri concittadini contraggono malattie e non ricevono quasi mai le cure necessarie. Abbiamo anche riscontrato difficoltà a far pervenire medicinali o far sottoporre a visite specialistiche anche quando la richiesta veniva effettuata dalla autorità consolari”.

Quali sono le maggiori difficoltà che si hanno quando ci si occupa di un connazionale recluso all’estero?

Le difficoltà sono moltissime e riguardano tutte le fasi del procedimento che porta normalmente allo stato detentivo. La fase più critica è quella dell’arresto, spessissimo ci sono problemi legati alla scarsa comprensione della lingua locale e, conseguentemente, alla scarsa comprensione delle accuse e delle possibilità difensive. La fase dell’arresto è uno dei momenti di maggiore criticità in ogni procedimento penale, affrontarlo anche con difficoltà di comunicazione con le autorità, la polizia e il proprio difensore può portare a conseguenze disastrose.

Molto spesso accade che gli arrestati firmino confessioni per reati che non hanno commesso o, comunque, confessioni inutili perché vengono convinti che, una volta firmato, verranno liberati. La prima cosa, quindi, che noi dobbiamo fare è contattare l’autorità consolare o l’ambasciata di riferimento affinché verifichino che almeno i diritti fondamentali siano stati rispettati.

Di quanti casi si è occupata e quanti hanno avuto un finale positivo?

Mi sono occupata di decine di casi. Alcuni hanno avuto un finale positivo come Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni ma anche quando abbiamo un esito positivo è bene segnalare che le famiglie si sono dissanguate per sostenere le spese della difesa tecnica e che, comunque, i ragazzi hanno trascorso anni in carcere pur essendo innocenti. In ogni caso noi non ci occupiamo dei casi riguardanti soggetti che riteniamo innocenti ma di ogni cittadino italiano che si trovi detenuto all’estero in quanto lo scopo dell’associazione è quello di cercare di far garantire i diritti umani fondamentali ai nostri connazionali.

Ora si sta occupando di qualche caso in particolare?

Al momento sto seguendo casi di cui non posso parlare perché ci è stata chiesta la massima riservatezza.

Quali trattati esistono per tutelare gli italiani detenuti oltre confine?

Esistono molte convenzioni a tutela dei diritti umani e trattati bilaterali. Spesso le persone che si rivolgono a noi usufruiscono della Convenzione di Strasburgo per l’esecuzione della pena in Italia.

Questi accordi vengono sempre eseguiti?

La tutela dei diritti umani è materia spinosa. E molte volte ci troviamo di fronte a situazioni dove formalmente lo Stato rispetta gli accordi ma nella sostanza no. Ad esempio, torniamo al problema dell'interprete: tutte le convenzioni prevedono che l'esercizio della difesa sia pieno e la comprensione delle accuse ne è ovviamente un elemento determinante. Se un connazionale viene arrestato in uno Stato straniero e non comprende la lingua locale non sempre gli viene dato un interprete e anche quando viene messo a disposizione sovente è soggetto privo della competenza in materia giuridica necessaria per tradurre correttamente. Lei pensi ad un soggetto che ha soggiornato in Italia per qualche anno, privo di titolo di studio, quale potrà mai essere il suo livello di preparazione in materia giuridica? Quale aiuto potrà dare nei colloqui difensore/arrestato?

La diplomazia italiana che ruolo ha?

La diplomazia ha un ruolo fondamentale ma le nostre istituzioni spesso sono inefficienti. Sicuramente da Roma partono sempre input precisi e veloci ma l’attuazione di essi subisce rallentamenti a causa di difficoltà di ogni tipo (carenza di personale, distanze, ostruzionismo da parte dei locali).

Cosa si potrebbe fare?

Potrebbe essere fatto moltissimo. Si dovrebbe essere in grado di indicare a chi ne ha bisogno i nominativi di legali di comprovata capacità e fiducia, si dovrebbe agire immediatamente a livello politico facendo sentire la presenza dello Stato. E poi credo che si dovrebbe poter aiutare economicamente gli Italiani che non siano in grado di provvedere al pagamento di difesa adeguata.

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