Libia, navi italiane in azione

L'Isis abbandona Derna. Ma la Libia è terra di nessuno. Piattaforme energetiche a rischio: l'intervento della Marina. Sostieni il reportage

Libia, navi italiane in azione

"Stiamo addestrando le nostre navi e i nostri uomini, solo questo. La nostra attività non ha nulla a che fare con altri scenari". L’ammiraglio Pierpaolo Ribuffo è il comandante del Gruppo navale impegnato in "Mare aperto", l’esercitazione che prende il via dopo lo stop di Mare Nostrum. Risponde così quando gli si chiede che connessioni vi siano tra questa attività addestrativa e la crisi libica. "Certo, la presenza delle navi in mare significa anche sicurezza, deterrenza e dissuasione", aggiunge l’ammiraglio, mutuando il ragionamento del nuovo capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano. "Ma questo è normale: è come quando si vedono i carabinieri pattugliare le nostre strade". Eppure, anche se quello avviato venerdì al largo della Libia non è un piano di intervento militare, gli assomiglia molto.

Gli uomini dello Stato islamico che occupavano da tempo la città di Derna, in Cirenaica, l'avrebbero abbandonata improvvisamente ritirandosi in località imprecisate. Le fonti di intelligence che ne parlano non sono state in grado di spiegare il motivo di questi movimenti. Quel che è certo è che la Libia è un vero inferno. Terra di nessuno dove le milizie islamiste, non solo quelle fedeli al califfo Abu Bakr Al Baghdadi, terrorizzano e ammazzano la popolazione locale e minacciano le piattaforme petrolifere dell'Eni. Venerdì scorso la Marina Militare ha avviato le prime manovre navali nel Mediterraneo. I vertici dell’esercito fanno trapelare che le navi in azione sono già tre: il San Giorgio, salpato da Brindisi e ora in rada alla Maddalena dopo una sosta a La Spezia, il Duilio e il Bergamini, un cacciatorpediniere e una fregata, salpate da Taranto e ora in navigazione nel Tirreno. Ma, a breve, potrebbero arrivare a quattro. Durata stimata dell’esercitazione: "Sette-dieci giorni - afferma l’ammiraglio Ribuffo - anche se ancora non c’è certezza".

Mare Aperto è la prima esercitazione "maggiore" che la Marina Militare svolge dopo circa un anno di fermo dopo il grande impegno, sia economico che di uomini e di mezzi, legato all’operazione Mare Nostrum. "Ora che questo impegno è finito, possiamo riprendere le nostre normali attività addestrative e non sapete quanto ce n’è bisogno - spiega il generale Graziano - dopo un anno di stop riprendere un’attività del genere può destare interesse e fare rumore, ma noi esercitazioni così le abbiamo sempre fatte". Mare Aperto è un’esercitazione ad ampio spettro. Come spiega Ribuffo, gli ambiti addestrativi vanno dalla sicurezza marittima alla difesa aerea e antisommergibile, al contrasto delle attività illegali in mare, in cui si addestrano anche gli incursori di Marina, gli uomini del reggimento San Marco e gli elicotteri imbarcati. Secondo indiscrezioni riportate dalla Stampa, le navi si posizioneranno a ridosso dalle acque internazionali per monitorare la piattaforma offshore di Sabratha che si trova a un'ottantina di chilometri dalle spiagge libiche. Se venisse colpita salterebbe il rifornimento al terminal di Mellitah che triangola con il gasdotto dell’Eni Greenstream. In caso di un attacco militare il personale posto a difesa del gasdotto potrebbe, tuttavia, non bastare. È già successo a metà febbraio quando vennero presi di mira i giacimenti di Mesla e di el-Sarir.

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