Trump vince in South Carolina, Hillary Clinton in Nevada

Con il 32,5% dei voti Trump porta a casa le primarie del South Carolina, dieci punti davanti a Rubio (22,5%) e Cruz (22,3%). Jeb Bush, inchiodato al quarto posto (7,8%), si ritira. Nei caucus del Nevada vince Hillary Clinton con il 52,7%, davanti a Sanders con il 47,2%

Trump vince in South Carolina, Hillary Clinton in Nevada

Donald Trump e Hillary Clinton. Sono loro i vincitori del doppio appuntamento elettorale di ieri, in South Carolina per i repubblicani e in Nevada per i democratici. Il South Carolina rafforza le speranze di Trump di conquistare la nomination, in quella che, ormai, è una corsa a tre: dietro di lui restano in corsa Marco Rubio e Ted Cruz, coinvolti in un testa a testa mozzafiato per conquistare il secondo posto, divisi da poco più di 1.000 voti. A spuntarla è Rubio. Il South Carolina segna anche la fine delle ambizioni presidenziali di Jeb Bush, che abbandona la corsa per la Casa Bianca. Troppo grande la distanza dai secondi, per giunta in uno Stato considerato "feudo" dei Bush. Con il 32,5% dei voti Trump ha staccato di almeno 10 punti Rubio (22,5%) e Cruz (22,3%); Bush si è fermato al 7,8%, John Kasich al 7,6%, mentre Ben Carson ha ottenuto il 7,2%.

Nei caucus del Nevada, invece, Hillary Clinton ha battuto Bernie Sanders con il 52,6% delle preferenze contro il 47,3% del senatore del Vermont. Quest'ultimo non demorde e preannuncia vittoria al Supermaterdì (1° marzo), quando ad esprimersi saranno una dozzina di stati. In Nevada, dove la Clinton aveva battuto anche Obama nel 2008, le donne hanno rappresentato oltre il 50% dell'elettorato e 6 su 10 hanno votato per Hillary. I votanti appartenenti alle minoranze sono stati circa il 40% del totale e la metà ha sostenuto l'ex segretario di Stato. Eppure la volata non c'è stata, il distacco tra i due sfidanti è di appena 5 punti.

"Sono orgoglioso della campagna che abbiamo condotto" ma l'Iowa, il New Hampshire e il South Carolina hanno emesso il loro verdetto e "questa sera sospendo la mia campagna", ha annunciato Jeb Bush, visibilmente commosso, ai propri sostenitori.

Grande felicità, invece, dal candidato in testa alla corsa: "Voglio ringraziare la gente del South Carolina - ha detto Trump nel discorso della vittoria - questa è una notte speciale". Perfino sua moglie Melania, che solitamente non interviene, ha preso la parola per ringraziare gli elettori e fare i complimenti al suo Donald. Sul palco a festeggiare anche la figlia di Trump, Ivanka, con il pancione e pronta a partorire "da un momento all'altro", ha scherzato Trump, indicando che non gli sarebbe dispiaciuto un nipotino nato in South Carolina. Molto contenti anche Rubio e Cruz, entrambi hanno cantato vittoria. E se Rubio punta al grande ritorno dopo il deludente quinto posto del New Hampshire, Cruz si presenta come "l'unico in grado di battere Trump". Anche se l'establishment del Gop ormai ha scelto: l'anti Trump sarà Rubio. Quest'ultimo lancia la propria sfida: "Il messaggio uscito da queste primarie è chiaro, l'America è pronta per una nuova generazione di conservatori che la guidi nel XXI secolo". E la generazione a cui fa riferimento Rubio è quella dei figli della "rivoluzione di Reagan".

In South Carolina Trump sembra essersi avvantaggiato dallo scontro con Papa Francesco, in uno Stato dove i cattolici sono una minoranza e a dominare sono gli evangelici, ostili al pontefice progressista e timorosi dell'ingerenza vaticana, come ai tempi del primo candidato cattolico per la Casa Bianca, John Kennedy. Subito dopo la vittoria Trump ha rilanciato la sfida per bloccare gli immigrati, promettendo che il muro ci sarà e sarà anche più alto e sarà il Messico a pagare per costruirlo. "E mi prenderò anche i voti di Bush", ha assicurato. Il miliardario continua a raccogliere migliaia di fan ai suoi raduni e a "bucare" sui media con le sue bordate provocatorie, dando sfogo alla rabbia ed alla frustrazione di una parte di elettorato repubblicano. Questi i suoi due ultimi affondi: il primo contro Obama, duramente accusato per non aver partecipato ai funerali del giudice della Corte suprema Antonin Scalia: "Mi chiedo se avrebbe partecipato se fossero stati in una moschea", ha twittato Trump, facendo riferimento alla recente prima visita del presidente in una moschea americana. Poi una stoccata contro l'islam, quando ha raccontato che il leggendario generale americano John Pershing avrebbe fermato gli attacchi dei musulmani nelle Filippine, all'inizio del Novecento, sparando contro di loro proiettili immersi nel sangue dei maiali, animale che i musulmani e altri gruppi religiosi considerano impuro.

Trump si gode il successo ma sa che la vittoria è ancora lontana. "Non è facile correre per la Casa Bianca - dice al Marriott Hotel di Spartanburg -. È duro, è odioso, è squallido, è crudele, è meraviglioso". Poi prosegue: "Quando vinci è bello. E noi cominciamo a vincere per il nostro Paese, che ora non vince più". La campagna ora fa rotta in Nevada, dove Trump dà appuntamento al suo popolo. Non li chiama più elettori, li definisce un vero e proprio movimento, un movimento che "farà tornare l'America grande".

Se John Kasich e Ben Carson restano in corsa, nonostante il magro bottino rimediato in South Carolina, nel Gop scatta la corsa per conquistare i voti di Bush. Trump è convinto di tirarli dalla sua parte. Ma lo sono anche Rubio e Cruz, che rendono l'onore delle armi all'ex governatore della Florida. "Ho un grande affetto e una grande ammirazione per il governatore Bush - dice Rubio, suo ex delfino -. È stato il miglior governatore della storia della Florida e ritengo e prego che il suo servizio per il Paese non sia finito qui". Parole di stima anche da Cruz: "Bush ha portato onore e dignità in questa campagna... basandola su idee e non su attachi e insulti". La frecciata, ovviamente, è rivolta a Trump.

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