Moratti: minori fuori Milano per bere? Giusto allargare il no agli altri Comuni

Il sindaco difende l’ordinanza anti alcol: "Non siamo la città dei divieti. I cittadini sono d’accordo con me". Proposta anche una legge regionale. Continuano ad aumentare i centri intenzionati ad imitare la delibera milanese

Moratti: minori fuori Milano per bere? 
Giusto allargare il no agli altri Comuni

Sfodera un sorriso smagliante dal manifesto in corso Vittorio Emanuele. È il primo, non a caso, degli scatti della mostra fotografica «I volti della salute» organizzata dal Comune. É lei in questi giorni, infatti, la paladina della salute dei milanesi, in particolare dei più giovani, grazie all’ordinanza anti alcol firmata venerdì e entrata in vigore dalla mezzanotte tra lunedì e martedì.
Tutta Italia sta già guardando con interesse al testo che vieta la vendita, la somministrazione, la cessione a titolo gratuito, il consumo e la detenzione di bevande alcoliche per i minori di 16 anni. La maggior parte dei suoi colleghi sindaci, infatti, stanno studiando il testo del provvedimento per adottarlo. Applausi, complimenti e tentativi di imitazioni: San Donato, Paderno Dugnano, Codogno, Pavia, Bergamo in Lombardia, ma anche Ravenna, Oristano, Caltagirone, Ancona e Padova.
«Alcuni sindaci dell’hinterland - spiega il sindaco - mi hanno chiesto il testo dell’ordinanza. Noi siamo a disposizione di tutti coloro che vogliano condividere il nostro percorso. In effetti c’è il rischio effettivo che i ragazzi si spostino ai comuni dell’hinterland per poter bere». Già domenica il presidente della Provincia Guido Podestà aveva scritto ai 138 sindaci del territorio per invitarli a seguire esempio di Milano. «Voglio appunto ringraziare Guido Podestà che ha colto immediatamente in questa ordinanza lo stimolo e la proposta di allargarla a tutto l’hinterland».
Ma c’è chi si sfila dal coro degli ammiratori della lady di ferro, come Giorgio Oldrini, primo cittadino di Sesto San Giovanni che lunedì si era scagliato contro il sindaco «la Moratti doveva consultarci». Il sindaco ha una risposta anche per lui: «l’ordinanza nasce da un provvedimento del ministro Maroni che dà ai sindaci il potere di decidere rispetto alle situazioni di ogni singola città si trova ad affrontare. Quindi nel rispetto assoluto dell’autonomia dei sindaci. Ogni sindaco decide per la propria città, le esigenze possono variare da città a città sarebbe pertanto fuori luogo che criticassi un’ordinanza di un’altra città, visto che ogni sindaco deve essere lasciato libero». Sostiene la Moratti l’assessore alla Sanità della regione, Luciano Bresciani che non nasconde la sua ammirazione per l’iniziativa: «Chi deve decidere a riguardo sono i sindaci sulla base delle esigenze di ogni città, oltre che del federalismo e della sussidiarietà verticale. Certo, guardo con interesse alla sperimentazione di Milano, penso sia giusto farla: se dà i risultati sperati trova la forza politica per trovare il consenso su tutta la regione Lombardia».
Niente legge regionale, per ora, avverte anche se al Pirellone c’è già chi spinge in questa direzione, come Gianmarco Quadrini, capogruppo Udc in consiglio regionale: «l’ordinanza del sindaco diventi legge in Lombardia. Apriamo il dibattito in consiglio e facciamo diventare legge regionale l’ordinanza della Moratti per evitare fenomeno di pendolarismo tra le città dell’hinterland e Milano». Intanto continua l’azione del proselitismo da parte del Comune, che già lunedì sera aveva distribuito tra i locali della movida 2mila dei ventimila volantini stampati a tempo record. Ieri sera sono scesi in campo anche i City Angels, che «come dei fratelli maggiori parleremo con i giovanissimi della movida». «Il primo bilancio che si può fare - commenta il primo cittadino - è valutare come è stato accolto il divieto dalle persone: si parla del 75% di apprezzamento. Questo dimostra che il provvedimento sta suscitando una responsabilità condivisa da parte di tutti. Personalmente ho colto un grande spirito di collaborazione e credo che questo sia uno dei progetti in cui la città possa ritrovarsi attorno a un obiettivo comune».
Per esempio l’Esselunga sta affiggendo cartelli in tutti i suoi 55 negozi della provincia per ricordare il divieto. Lo stesso stanno facendo tanti gestori dei locali. Mentre Coop dal 1° gennaio applica già il divieto fino ai 18 anni, e chiede i documenti ai ragazzi. Tranquilli, però le multe scatteranno dai primi di agosto.

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