Il caso sollevato dal Giornale sulle frequentazioni dei 5 Stelle con Sulaiman Hijazi finisce in Parlamento. Da queste pagine, infatti, è emerso come Hijazi, storico braccio destro di Hannoun (in carcere come uomo al vertice della cupola di Hamas in Italia) sia indagato per il reato 270 bis, che punisce la creazione, promozione, organizzazione, direzione o finanziamento di associazioni finalizzate al terrorismo (anche internazionale).
Diversi gli elementi a suo carico, in cui le conversazioni avute con la moglie (Nibras Asfa, figlia di Mahmoud Asfa, titolare della moschea di Via Padova 144 a Milano) risultano centrali. Il punto politico della vicenda, però, riguarda le sue documentate frequentazioni con i politici del partito di Giuseppe Conte. Foto con il leader stesso, con Roberto Fico, con Gaetano Pedullà, con Stefania Ascari o l'ex grillino Alessandro Di Battista. Ma non spiegano chiaramente, proprio loro che hanno fatto della trasparenza un mantra e uno slogan, cosa li leghi a un personaggio di cui, prima ancora che si aprisse l'inchiesta in Procura a Genova, il giornale denunciava gesta e pensieri, così come la rete di cui faceva parte. Gli è stato chiesto il perché sedessero nelle aule delle nostre istituzioni, ma hanno preferito un silenzio che oggi comincia a diventare pesante e difficile da spiegare.
Ed è proprio per questo che il deputato di FdI Federico Mollicone ha deciso di presentare un'interrogazione «per fare piena luce sull'opportunità di tali frequentazioni all'interno delle sedi istituzionali. Il leader del M5S non può continuare a ignorare le frequentazioni e le scelte dei suoi parlamentari per meri calcoli elettorali sulla pelle di un conflitto drammatico. Su questo tema non si possono permettere zone d'ombra». A intervenire anche la responsabile del dipartimento immigrazione di Fratelli d'Italia Sara Kelany, che ha da sempre seguito il caso: «Conte ancora intende mantenere questo imbarazzante silenzio per raggranellare qualche voto in più facendo propaganda su un conflitto drammatico, o deciderà finalmente di dissociarsi e stigmatizzare il comportamento dei suoi improvvidi deputati?». E il deputato di FdI Antonio Baldelli, che chiede chiarimenti al partito: «Di fronte a questi fatti, è legittimo chiedersi che cosa abbiano ora da dire i vertici del Movimento 5 Stelle. Non pretendo scuse, che sarebbero tardive e inutili, ma il partito guidato da Giuseppe Conte ha il dovere di fornire spiegazioni chiare e immediate a tutti gli italiani». Dura anche la presa di posizione del presidente dei senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri che sottolinea come «continuano a emergere i legami tra i 5 Stelle e una rete che finanziava Hamas. E Conte continua a tacere».
Intanto, a proposito della galassia del fondamentalismo islamico, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni hanno incontrato alla Camera Fadwa Barghouti (moglie e portavoce del leader palestinese incarcerato) nell'ambito del lancio della campagna internazionale per la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi. Marwan Barghouthi, però, non è certo un martire come qualcuno vuole descriverlo. Incarcerato da Israele nel 2002, ha una condanna a cinque ergastoli come mandante delle azioni svolte dalla Brigata dei Martiri di al-Aqsa, tra cui attacchi suicidi contro obiettivi militari e civili. È considerato uno dei capi della prima e seconda intifada. Eppure, per il leader di Avs Bonelli «la liberazione di Marwan Barghouti sarebbe un atto importante. È il Mandela palestinese». Quindi le Brigate dei Martiri di al-Aqsa sono un covo di cittadini perbene e non un conglomerato di terroristi? Presente all'evento anche Luisa Morgantini, presidente di Assopace Palestina, la stessa che non ha mai smesso di mostrare la propria solidarietà ad Hannoun. «I leader della sinistra sono tornati con un'unica ossessione - commenta l'ambasciata israeliana in Italia -. Chiedere la liberazione di Barghouti è apologia di terrorismo e un insulto alla memoria delle vittime innocenti».
Quale il confine tra la causa palestinese e la legittimazione del terrorismo? Nelle
piazze italiane «ProPal» è stato oramai sdoganato il concetto per cui Hamas è uguale a «resistenza». Ma Hamas andrebbe chiamato in un solo modo: organizzazione terroristica che penalizza in primis i cittadini palestinesi.