Ho visto un paio di serate su La7. Venerdì c’era Lilli Gruber che intervistava Giovanni Floris. Lunedì invece Floris intervistava Giannini, poi ha passato la linea a Corrado Augias che dialogava con Enrico Mentana. Martedì c’è Di Martedì e, a quel punto, colpo di scena: Giovanni Floris apre con Corrado Augias, che era andato in onda il giorno prima ma faceva le domande invece di rispondere, poi intervista — guarda un po’ — Massimo Giannini. Speriamo che stasera almeno mandino un film, e che il protagonista non sia Diego Bianchi.
Non mi piace dire: avevo ragione. Però forse ieri un po’ di ragione l’avevo quando scrivevo che Donald Trump sulla Groenlandia, con ogni probabilità, stava seguendo lo stesso metodo negoziale dei dazi. Ovvero: sparo altissimo, creo il caos, costringo il mondo a darmi ascolto e infine porto tutti a un accordo che mi soddisfa. Donald sa di avere il coltello dell’impero dalla parte del manico e lo fa pesare.
In sostanza voleva assicurarsi che l’Occidente mettesse piede in Groenlandia e così ha fatto. La Nato si interesserà all’area e, visto che la Nato in buona sostanza sono gli Usa, il gioco è fatto.
A conti fatti, la posizione più logica l’ha tenuta sempre Meloni, che ha sì ricordato a Trump che invadere la Groenlandia sarebbe stata una follia e che i dazi sono dannosi, ma non ha cercato lo scontro. Ora l’accordo è trovato e occhialetto Macron resta col cerino in mano. Di nuovo.
E comunque è indicativo il fatto che l'accordo l'ha siglato con la Nato, non con l'Europa. Ancora un volta non pervenuta.
Credo che il problema di Bruxelles sia non aver capito il proprio reale standing, sempre minore. E soprattutto non aver compreso che il mondo non è più quello post 1989, quando il blocco Occidentale sembrava aver vinto su tutto e tutti. Non è più così. La Russia è risorta dalle ceneri dell'Urss e la Cina è diventata un mostro abnorme, senza contare che presto dovremo fare i conti anche con l'India.
Mi sa che questo è l’anno orribile della Svizzera. Dopo Crans Montana, un altro incendio, stavolta vicino al World Economic Forum, ovvero il luogo con la più alta concentrazione di potenti della terra. Nessun ferito, neppure Lilli Gruber, costretta ad evacuare durante la diretta tv. Ma il danno d’immagine è assicurato.
Grande polemica nel curling perché un’atleta, rinomata, è stata esclusa dalle Olimpiadi di Milano-Cortina in favore di una ragazza più giovane (e ci sta), che è pure la figlia del direttore tecnico (e questo fa storcere il naso). Due cose: la ragazza non può certo pagare il suo cognome; e se il ct ha fatto favoritismi ingiusti, e non legati al risultato tecnico, ne risponderà sul campo. Quindi aspettiamo. Magari faremo schifo e allora mi auguro che l’allenatore assumerà le logiche conseguenze. Ma non vorrei essere nella 18enne chiamata ai Giochi: le daranno della raccomandata e non le faranno passare liscio nemmeno un errore. Io quasi quasi mi fingerei malato…
Storia incredibile, raccontata da un avvocato.
In sostanza stava assistendo un uomo accusato di violenza su minore e, quando è entrato in aula per il dibattimento — in cui andava audito l’esperto per valutare l’attendibilità della vittima — ha trovato la bozza della sentenza già scritta. Questa almeno è la sua denuncia. Poi ditemi che la giustizia non va riformata.