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Motori

Kimi Antonelli campione con la paghetta: “Abbiamo stabilito un budget. Niente è dovuto”

La mamma, che chiama suo figlio “topo”, ha rivelato l’educazione finanziaria del campione del mondo: “Se vuole fare vacanze e ha finito i soldi nei mesi precedenti si deve arrangiare”

Andrea Kimi Antonelli è il più giovane campione del mondo della storia della Formula Uno. Ha vinto il titolo in Messico piazzandosi terzo sulla linea del traguardo dopo una stagione straordinaria in cui ha dominato al volante della sua Mercedes. Ma fuori da quella vettura, Antonelli è un 20enne come tanti altri, a cui i genitori danno la paghetta. “Gliela verso ogni mese e deve farsela bastare”, ha commentato la mamma, 53 anni ed ex impiegata delle poste, a Repubblica. “Con Kimi abbiamo stabilito un budget, lui deve imparare a rispettarlo. Gli ho detto: se vuoi fare delle vacanze ma hai già finito i soldi nei mesi precedenti, ti devi arrangiare”, ha proseguito la donna.

Può sembrare anacronistico, forse, ma è sicuramente il modo migliore per insegnare al giovane campione come amministrare le sue finanze. D’altronde, tanta fama e ricchezza alla sua età devono essere gestiti e avere alle spalle una famiglia presente è forse il regalo più grande che il pilota possa mai avere per il suo futuro. “Niente è dovuto, te lo devi guadagnare. Non veniamo da famiglie ricche”, ha detto ancora la mamma. Un concetto al quale i genitori tengono particolarmente nell’educazione del figlio. “Ho lavorato tre vite. Non avevo un soldo che avanzasse. A una gara con la Bmw Italia a Pergusa, per comprarmi biglietto aereo, casco nuovo e attrezzatura, ho fatto un debito in banca”, ha raccontato ancora il papà.

La mamma lo chiama ancora affettuosamente “topo” perché, dice, “io non lo vedo nemmeno come un pilota di F1, per me è solo il mio topo. Quando abbiamo cominciato a girare per circuiti io facevo la spesa e cucinavo per il team, Marco faceva il camionista e dovevo tenerlo sveglio per strada. Spingevo Kimi nel passeggino dietro le macchine, mi prendevano per una madre degenere. Eppure lui si addormentava”. E quando si trovavano nei circuiti, racconta ancora il papà, il piccolo Antonelli veniva appeso con il suo ovetto alle gru che si utilizzano per cambiare i motori e “ogni tanto passavo e lo cullavo dandogli una spinta”, spiega l’uomo. D’altronde, aggiunge, “dovevamo pur tenerlo da qualche parte”.

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