Sembra incredibile siano passati soltanto due anni. Eppure il 30 agosto del 2024 quel ragazzino che oggi guida il mondiale non era ancora salito su una Formula 1 in un weekend di gara. Quella volta finì malissimo. Al terzo giro era già fuori pista alla Parabolica. Kimi se lo ricorda bene: «È stata una giornata molto difficile, però quell’incidente mi ha insegnato moltissimo e mi ha fatto crescere come persona e come pilota», racconta oggi che gli sponsor hanno cominciato a contenderselo e Mercedes lo ha messo sui manifesti pubblicitari. Una provocazione, un po’ come fece con Schumacher qualche anno fa. Oggi passa dalla presentazione di un orologio (JWC) a quella della nuova collezione di abbigliamento (Adidas). Tutti lo vogliono e lui sorride sempre, resta spiazzato solo quando Linus gli chiede se conosce Bono. Kimi abbozza. «Conosco gli U2, ma non lui. Chiedere al mio Bono», scherza. Due anni dopo è un’altra persona, ma dentro è rimasto lo stesso. Ha messo su muscoli, ma a far impressione è soprattutto il collo. Oggi sembra quello di Mike Tyson. Lo si nota anche dalla catenina con la coda di balena che oggi quasi lo strozza. «Sono molto scaramantico e continuerò a indossarla finché non si romperà, ho già un piano B».
Un piano B lo ha in mente anche per il Gp d’Italia: «Abbiamo deciso di pagare qui la penalità per il cambio del motore, anche se mi spiace farlo nella gara di casa. Partirò dal fondo, ma se pensando al campionato è la pista migliore dove farlo perché a Monza ci sono più possibilità di sorpassare». Max dal fondo è anche riuscito a vincere: «Anche partendo da lontano si può fare una bellissima gara, ma non penso a Max, penso solo a fare bene». Una sola cosa si sente di assicurare. «Se rallento rischio di sbagliare», dice ricordando perché quando Toto gli chiede di farlo lui ci piazza un giro veloce. È il bello dei 20 anni. Non cambiare ragazzo.
