Mou-Ranieri, duello all’ultimo schiaffo

L’elogio della passione? Macché. Questo è l’elogio della pressione, intesa nel senso meno nobile e sportivo del termine. Ranieri e Mou ci hanno riprovato. Sberla su sberla. Colpo su colpo. Botta e risposta. Io dico una cosa a te e tu rifili una scudisciata a me. L’ultima tempesta prima dell’arcobaleno. E dello scudetto. Ma questo è calcio spettacolo, più spettacolo che calcio. Se fosse figlio della passione, dovremmo restare tutti a bocca aperta e godercelo come una partita. Ma così non è. È solo figlio di veleni e antipatie. Ranieri sa essere ironico, non abbastanza velenoso. Mou è un avvelenatore, che non significa essere velenoso. In quel senso il fuoriclasse era (è) Capello.
Mourinho avrà tanti pregi (così sostiene chi lo adora-adula) ma quasi mai si degna di parlare di pallone. Ranieri, la settimana scorsa, aveva mitragliato antipatia sull’avversario, ma è finito rosolato. Stavolta ha usato il fioretto a lui più congeniale. «Mourinho avrebbe molte cose da dire di calcio, invece gli devo stare molto a cuore, se parla così spesso di me. Non mi importa di ciò che pensa e dice, anzi mi annoia». Riferimento all’intervista di Mou da «one man show» su Panorama. E quello, che mai si preoccupa di parlare con la stampa sportiva, o di far sapere qualcosa ai tifosi, anche stavolta si è affidato al sito dell’Inter per replicare a modo suo. Da Special One al Normal One. «La noia di Ranieri? Che cosa è la noia di Ranieri? Ho studiato e conosco solo La Nausea di Jean-Paul Sartre, filosofo, premio Nobel, ma anche grande appassionato di calcio».
Battuta da applausi, studiata, la classe non è acqua, quasi quanto le partite. Peccato che rischi di esser una delle ultime, se tutto procederà secondo i suoi calcoli: il «triplete» con l’Inter eppoi via verso il Real Madrid, squadra di marchio e di marca per il pedigree.
Comunque la vigilia dell’ultima sfida è stata niente male, esattamente come quella della settimana scorsa che, sul campo, ha certificato la forza dell’Inter e la tignosa resistenza della Roma. Ma ormai siamo alla resa dei conti e stasera uno dei duellanti andrà a cuccia e l’altro a champagne. Immaginabile come finirà. Solo l’Inter può perdere questo scudetto: il quinto di fila. Per la verità quest’anno ci ha provato in modo consistente e determinato per almeno un paio di mesi. Ma le ultime partite hanno ristabilito gerarchie e logica calcistica: Roma grande, Inter più forte. Come quelle della panchina: Mou spudorato, Ranieri con pudore, Mou provocatore, Ranieri in equilibrio instabile.
Mourinho ci mette una battuta per distruggere. Ranieri un discorso per ferire. Così ha concluso quello di ieri: «Non so se Mourinho abbia questo atteggiamento perché mi teme. Lui si deve costruire qualcosa e ciò gli giova. Io vado oltre. Potrei dire tante cose, ma non mi interessa. Queste cose non fanno bene al calcio. Io voglio bene alle persone che vogliono il sano del calcio». Che le frasi del portoghese non piacciano sempre, neppure a Moratti, è fatto che sta nella logica dell’intelligenza delle persone. Ma l’ultimo round è andato a Mou: la battuta vale 9, il discorso di Ranieri potrebbe valere altrettanto, ma solo se l’avversario ne accettasse la morale.
Ora restano le partite, che poi sono quelle che contano: Inter a Siena, Roma a Verona col Chievo. Da quattro anni c’è il Siena nei discorsi scudetto nerazzurri. Nel 2007 la squadra di Mancini lo conquistò con un 2-1 in Toscana. L’anno passato la squadra di Mourinho festeggiò a San Siro con un 3-0. Siena è un portafortuna. Sarebbe un gioco del destino se gli interisti stavolta fossero traditi da questa tradizione e magari scoprissero il «male di vivere». Chissà se Mou ne conosce l’autore. È un altro premio Nobel e comincia per «M» come lui. Iniziale da predestinati.

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