Classiche Forme, Trame Sonore, NuMe, i Festival di Verbier, Bolzano, Salisburgo, Lucerna, sono le manifestazioni di alto profilo dove, in pochi giorni, si concentra un'energia musicale che durante il resto dell'anno è diluita nei teatri di mezzo mondo. Concerti dal mattino a sera, prove aperte, masterclass, incontri. E soprattutto: relazioni. Festival così congegnati sono il vero social network della musica classica, è qui che nascono collaborazioni artistiche, si formano amicizie, i manager scoprono nuovi talenti e le carriere prendono direzioni impreviste.
Per chi parte da Milano, uno dei più facili da raggiungere è il Verbier Festival, dal 16 luglio al 2 agosto. E MiTo, direte voi? È un'altra cosa: la dimensione metropolitana non favorisce quella convivenza continua che rende Verbier un laboratorio umano prima ancora che musicale. Qui puoi arrivare anche senza un contratto in tasca. Però conosci un collega durante una prova, nasce un'intesa, qualcuno ti invita nel proprio festival o a suonare assieme, un agente ti ascolta, e via: parte la carriera. Così per esempio ha preso forma la carriera dell'astro nascente del violino Andrea Cicalese. "Ero un ammiratore del pianista Alexander Malofeev. Lo incontrerai a Verbier, suonammo assieme, e dopo sei mesi eravamo sul palco per quello che è stato il mio primo concerto", racconta questa bella promessa italiana. L'edizione di quest'anno riunisce praticamente tutto il gotha internazionale. Da Martha Argerich a Evgeny Kissin, Alexandre Kantorow , Mikhaïl Pletnev, Daniel Lozakovich, Joshua Bell, Leonidas Kavakos, Esa-Pekka Salonen, Simon Rattle, Lahav Shani, Lucas Debargue, Janine Jansen, Nikolaï Lugansky. Accanto ai grandi nomi compaiono giovani pressoché sconosciuti al grande pubblico, ma se sono stati invitati a Verbier, conviene annotarseli.
Il festival è una maratona musicale tra le Alpi svizzere, sotto la mole del Grand Combin, sempre meno innevato, dettaglio che non sfugge agli habitué invernali del freeride. Si ascolta musica a tutte le ore e, tra un concerto e l'altro, capita spesso di incrociare uno dei protagonisti lungo un sentiero di montagna o comunque tra le viuzze della cittadina. Anche fuori dal palco si osserva un piccolo teatro umano. Ci sono le famiglie dei grandi artisti, la più lata è quella di Kissin (moglie, figli della moglie, fidanzati dei figli), tra le più protettive quelle di Alexandra Dovgan, ora che è un'avvenente diciannovenne papà, a maggior ragione, non la perde mai di vista. Viaggia in solitaria Leonidas Kavakos.
E poi le tifoserie nazionali, quella coreana è probabilmente la più organizzata. Una cosa è certa, le sale sono piene quando si esibisce un artista di Seul. Fino a pochi anni fa il gruppo dominante era quello russo, grazie alla presenza di Valery Gergiev, oggi assente per le note vicende geopolitiche. Parte del pubblico, che la sera spalanca i propri chalet per cene con artisti, è fatto di grandi collezionisti, imprenditori, famiglie facoltose, e non mancano quelle lombarde, che sostengono il festival non per ostentazione ma per autentica passione. Persone che, davanti a uno Stradivari, non chiedono quanto costi, ma quale timbro sappia restituire. È questo mecenatismo contemporaneo che, dal 1994, rende possibile il progetto ideato da Martin T Engström.
L'Italia è presente, ma potrebbe esserlo molto di più. Quest'anno è rappresentata dal Trio Concept e dal direttore d'orchestra Gianandrea Noseda. Piacerebbe vedere più spesso artisti italiani di primissima fascia, come Beatrice Rana o Ettore Pagano.
Non mancano invece gli appassionati italiani, molti dei quali milanesi, complici le appena tre ore e mezza d'auto attraverso il Gran San Bernardo. Per loro Verbier è insieme vacanza, investimento culturale e osservatorio privilegiato sul futuro della musica classica.
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