Il 25 agosto 1976 usciva “Boston” l’album di debutto dell’omonima band statunitense. Cinquant’anni dopo il disco nato dalla mente e dalle mani di Tom Scholz rimane un progetto cult nel panorama rock internazionale. Già, perché “Boston” non fu soltanto un disco di successo ma cambiò il modo di costruire e produrre il rock, portando in primo piano la tecnologia e la cura quasi maniacale di Scholz senza perdere la forza melodica del rock più puro. Il disco arrivò terzo nella Billboard 200 e ha superato i 17 milioni di copie vendute negli Stati Uniti.
L’album dei record
Dopo una gestazione durata sette anni “Boston” venne pubblicato nell’agosto del 1976 da Epic Records. Al suo interno otto tracce in grado di mescolare potenza, melodia e cura del suono. L’album si apriva con “More Than a Feeling”, considerata una vera perla del rock classico e, ancora oggi, uno dei brani più celebri e amati dei Boston. Un’apertura destinata a lasciare il segno con le chitarre di Tom Scholz e la voce di Brad Delp a costruire un suono potente e insieme melodico. Il disco si chiudeva invece con “Let Me Take You Home Tonight”, una raffinata pop song che alterna parti acustiche ed elettriche e accompagna l’ascoltatore verso un finale luminoso e positivo. In mezzo sei brani capaci di spaziare dall’hard rock al pop, passando per atmosfere più morbide e arrangiamenti ricercati con l’impiego di strumenti come organo e clavicembalo. I numeri raccontano meglio di ogni altra cosa la portata del successo: oltre 17 milioni di copie certificate dalla RIAA negli Stati Uniti e più di 20 milioni nel mondo. Un risultato che ha fatto di Boston il secondo album di debutto più venduto di sempre, alle spalle soltanto di “Appetite for Destruction” dei Guns N’ Roses.
Il progetto visionario di Tom Scholz
Dietro ai Boston c’è soprattutto la visione di Tom Scholz, ingegnere laureato al M.I.T. e perfezionista fuori dagli schemi. Dopo un’esperienza lavorativa alla Polaroid, nei primi anni ‘70 Scholz si costruì in casa un vero e proprio studio di registrazione, dove iniziò a sperimentare con suoni, apparecchiature e soluzioni elettroniche che spesso realizzava personalmente. Fu in casa sua che prese forma il progetto destinato a diventare “Boston”: insieme a Brad Delp alla voce e Barry Goudreau alla chitarra (ai quali si aggiunsero in seguito Sib Hashian e Fran Sheehan), Scholz diede vita ai Mother’s Milk. Poco incline ad accontentarsi del risultato e insoddisfatto delle esibizioni dal vivo, per anni lavorò ai suoi demo, perfezionandoli fino all’ossessione e cercando un’etichetta disposta a scommettere sulla sua musica. Dopo numerosi rifiuti, nel 1975 arrivò la svolta con Epic Records, con cui firmò il contratto che avrebbe trasformato il suo progetto visionario in uno dei debutti più clamorosi della storia del rock.
Le registrazioni casalinghe
La vera rivoluzione di Boston cominciò però lontano dai grandi studi di registrazione. Nonostante Epic Records gli avesse chiesto di trasferirsi a Los Angeles e avesse inizialmente respinto i demo realizzati nel suo studio domestico, Tom Scholz non volle rinunciare al controllo sul proprio lavoro. Con l’aiuto del produttore John Boylan, escogitò uno stratagemma per far credere all’etichetta che la band stesse incidendo sulla West Coast, mentre in realtà gran parte dell’album prendeva forma nella sua casa di Watertown, Massachusetts. Qui Scholz lavorò sulle registrazioni con una cura quasi maniacale, arrivando a realizzare l’album con una spesa di appena qualche migliaio di dollari, una cifra irrisoria per l’industria discografica dell’epoca. L’unica traccia registrata a Los Angeles fu “Let Me Take You Home Tonight”, mentre le parti vocali di Brad Delp furono incise ai Capitol Studios.
La copertina “aliena”
Anche la copertina di “Boston” è rimasta nella storia della band. L’idea nacque, ancora una volta, dalla mente di Tom Scholz e dalla sua immaginazione fantascientifica: «L’idea era fuggire; mi venne in mente una chitarra astronave». Così, quello che a un primo sguardo può sembrare un UFO, è in realtà la sagoma di un’enorme chitarra elettrica trasformata in navicella spaziale, simbolo di una fuga verso l’infinito. Un’immagine futuristica, spettacolare e perfettamente coerente con quell’idea di rock proiettato verso il futuro che Scholz aveva inseguito fin dall’inizio. Sulla sommità della chitarra principale compare una piccola cupola: è la città di Boston, rappresentata simbolicamente mentre fugge dalla Terra. Realizzata nel 1976, l’illustrazione fu disegnata da Paula Scher, dipinta da Roger Huyssen e completata dal lettering di Gerard Huerta.
“Let Me Take You Home Tonight”
Sebbene “More Than a Feeling” rimanga la canzone manifesto dei Boston e del disco, “Let Me Take You Home Tonight” è la perla nera del progetto. Si tratta infatti dell’unico brano dell’album a non essere stato scritto da Tom Scholz. La firma è quella del frontman della band Brad Delp, che regalò al disco un momento più intimo e venato di soul. Un brano dall’anima completamente diversa rispetto a quelli inseriti nel disco. Particolare è anche la sua storia produttiva: mentre Scholz lavorava agli altri brani nel suo studio casalingo di Watertown, “Let Me Take You Home Tonight” fu registrata a Los Angeles, ai Capitol Studios, diventando così l’unica eccezione a quel metodo di lavoro quasi interamente domestico che aveva caratterizzato la nascita dell’album