Saranno famosi...direttori d’orchestra? Ai posteri la sentenza. Un primo giudizio, però, arriverà da domani a domenica, quando 19 giovani direttori tra i 24 e i 34 anni si contenderanno il Premio Cantelli: per intenderci è il concorso che lanciò Riccardo Muti e che quest’anno riparte dopo una selezione di 200 candidature ada 42 Paesi. Il confronto avverrà sul podio dell’Orchestra Sinfonica, all’Auditorium sui Navigli. Dopo le eliminatorie e semifinali milanesi, saranno in quattro a passare alla finale, domenica al Teatro Coccia di Novara. Novara poiché qui nacque Guido Cantelli, il delfino di Toscanini, direttore dalla carriera fulminante, morto in un incidente aereo nel 1956, a 36 anni, a pochi giorni dalla nomina a direttore musicale della Scala. Un artista stupefacente, basta l’ascolto dell’Ouverture della Forza del destinino di Verdi, alla testa della NBC Symphony Orchestra di New York. Fra i 19 concorrenti, quattro sono italiani, nonché il più giovane: Marco Orazio Vallone, diplomato al Conservatorio di Milano, la bottega dove si formarono protagonisti della direzione tricolore come Claudio Abbado, Riccardo Muti e Daniele Gatti e, in tempi più recenti, Daniele Rustioni, Michele Spotti, Michele Gamba, Diego Ceretta.
Il Cantelli è un talent con una giuria, presieduta da Donato Renzetti, dove siedono manager, direttori musicali, agenti e critici. Al vincitore andranno 12 mila euro, 8 mila al secondo classificato e 5 mila al terzo. Ma il premio più importante, per chi ancora deve costruirsi una carriera, è un altro: essere visto. Perché se le competizioni, come diceva Béla Bartók, sono «per i cavalli e non per gli artisti», per un musicista giovane, senza santi in paradiso, restano uno dei pochi luoghi in cui una bacchetta sconosciuta può finire sotto gli occhi di chi firma (o fa firmare) i contratti.
Dal Cantelli di Muti, è cambiata la geografia della direzione d’orchestra. La scuola italiana dell’ultima generazione non occupa più la posizione dominante di un tempo; oggi è la Finlandia il grande serbatoio di talenti. L’Italia continua ad avere direttori di primo piano, in questi giorni alla Scala c’è Daniele Rustioni, 42 anni, sta piacendo, e chissà che possa anche rimanere in un prossimo futuro. Nessuno, però, tiene testa al tridente Daniele Gatti, Riccardo Chailly, Riccardo Muti.
