Cesare Cremonini, ieri sera qui al Circo Massimo ha iniziato il primo di 6 concerti per trecentocinquantamila persone in totale.
«Ma adesso cambia tutto».
Ossia?
«Ho pronto un album importante, che uscirà entro la fine dell'anno, un album particolarissimo che interromperà al solita routine».
Quale routine?
«Quella dei dischi pensati per suonare negli stadi con i conseguenti tour negli stadi: l'anno scorso ne ho fatti ben tredici».
Quindi?
«Questo disco impone un cambiamento di passo. Per me sarà punto e a capo. Finora abbiamo cercato i numeri. Ma vado oltre».
C'è da riconoscere che a Cesare Cremonini i numeri non mancano, visto che solo nell'ultimo anno ha contabilizzato oltre un milione di spettatori e due dischi di platino con l'album Alaska baby. Difficile fare meglio. Quindi chapeau a una decisione assolutamente irrituale. Quasi come un Edmond Dantès senza desiderio di vendetta, o come un Bilbo Baggins senza essere uno hobbit, Cesare Cremonini decide di rimettersi in gioco, se vogliamo abbandonare la propria zona di comfort, e fare l'artista senza compromessi, quello che segue l'ispirazione costi quel che costi e pazienza se non va bene. «Quella dei numeri è ormai diventata una ossessione nella musica, un gigantismo continuo», dice parlando di fianco all'immenso palco al Circo Massimo, una passerella lunga cento metri e quattro torri alte 22 metri che
rilanciano le immagini da schermi giganteschi. Parla proprio prima di chiudere la «fase gigantista» della sua carriera e di reinventarsi, e accidenti quanti colleghi quanti lo dovrebbero seguire. Quarantasei anni, il successo bruciante con i Lùnapop a venti, la prima lenta rinascita. Ora che è alla vigilia della seconda, chiude il ciclo con un concerto sontuoso, ventisette brani, tre ospiti (Jovanotti in Mondo e L'ombelico del mondo), Elisa (Aurore boreali) e Luca Carboni (in San Luca), virtuosismi al pianoforte, alla fisarmonica e pure un assolo al sassofono tra i brani Dicono di me/Padre e madre e Il comico (Sai che risate). «Sul palco smetto i panni dello scrittore di canzoni e divento un performer». Risultato? Un giro d'orizzonte completo sull'ormai «vecchio» Cremonini.
In quello nuovo c'è il sax.
«La passione per il sassofono è arrivata in un momento complesso della mia vita personale, circa un anno fa. Lo studio per questo strumento mi ha rubato la vocazione autodistruttiva».
E farà parte anche del nuovo, misterioso disco.
«Decisamente un disco di rottura. Nell'album suona anche Donny McCaslin, il saxi dell'ultimo disco di David Bowie, Blackstar. A proposito di Bowie, forse si può dire che in questa fase anche io ho ucciso Ziggy Stardust. Insomma, per quanto riguarda i lustrini, questi sono i miei ultimi concerti. Credo giusto che ci sia qualcuno che abbia voglia di uscire dalla routine. E questo non è un disco che vuole gli stadi, ma ha lo stesso valore, la stessa forza di ...Squérez?, il disco dei Lùnapop ».
Ci tornerà in futuro?
«Non si può dire. Alle
nuove leve musicali si dice che prima fai gli stadi e prima arriverai al top. Non lo so. Io mi sono esibito nel mio primo Forum di Assago dopo dodici anni di carriera».
D'accordo, ma questo che disco sarà?
«Un album con lo spirito rock''roll che ho registrato a Londra nello stesso studio di registrazione di Damon Albarn dei Blur».
Molti si sono preoccupati qualche mese ha quando lei ha scritto sui social che «ogni giorno della mia vita è dedicato ad annegare il dolore in nuove visioni».
«Il nuovo disco spiegherà molto bene ciò che è accaduto ma non capisco tutto questo stupore. Io faccio il mio lavoro, che è quello di annegare il mio dolore dentro le mie opere, il dolore ci accomuna tutti. E non ci si può stupire che sia uno dei motori dell'arte. Per dire, da Leopardi ai poeti ai registi, il dolore è la scintilla dell'ispirazione».
Che cosa si porteranno a casa gli spettatori degli ultimi concerti di questo «vecchio» Cremonini?
«A me piacerebbe, come sempre, che la gente si portasse a casa me».
Difficile comunque non immaginarsi più un Cremonini
negli stadi.«Ho un'immagine di Freddie Mercury tatuato sull'avanbraccio sinistro. Ho sempre sognato di avere un pubblico così vasto. Ma una musica profondamente autobiografica come la mia oggi sta cercando altro».