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Musica

Due pianisti, un solo concerto. Kissin e Schiff al Conservatorio

I due musicisti hanno suonato insieme a Verbier. Da una parte la misura, dall’altra l’impeto, il timone passa dall’uno all’altro in base al repertorio, che contempla Smetana, Dvorák e Mozart

Kissin e Schiff

Una strana coppia è in arrivo aMilano. E, come spesso accade alle coppie strane, funziona a meraviglia. La compongono András Schiff ed Evgeny Kissin, due pianisti di fascia alta, anzi altissima, ma assai diversi per temperamento, formazione e sensibilità musicale.

Il grande colpo lo mette a segno la Società dei Concerti, che ospita il loro recital a due pianoforti domani 6 novembre, nella Sala Verdi del Conservatorio. L’appuntamento milanese arriva dopo la tappa di Bologna e prima di quella romana. Enrica Ciccarelli, presidente e direttrice artistica della Società, conosce entrambi i musicisti ed è lei stessa pianista.

Ma come nasce questa insolita alleanza? I due si conoscono e si apprezzano da tempo e hanno già avuto occasione di condividere il palcoscenico. La scintilla della collaborazione è scoccata a Verbier, la località svizzera che ogni estate si trasforma in un paradiso del concertismo internazionale. Qui, nel 2018, in occasione delle celebrazioni per il venticinquennale del Festival, sullo stesso palcoscenico, dinanzi a 4 pianoforti, si ritrovarono 8 pianisti, tra gli altri, appunto Schiff e Kissin, quindi Daniil Trifonov, Mikhail Pletnev, Yuja Wang. Da quella frequentazione, e dalla consapevolezza di una reciproca affinità, è maturata l’idea di mettere a fattor comune tanta bravura. Non semplicemente alternarsi alla tastiera, ma suonare insieme, ascoltarsi, dialogare e, soprattutto, rinunciare a una leadership fissa. Perché anche in un duo pianistico occorre sapersi fare da parte. Il timone passa dall’uno all’altro a seconda del repertorio: in Smetana e Dvorák è generalmente Schiff a prendere l’iniziativa, mentre in Mozart la guida passa a Kissin. La musica da camera, del resto, è anzitutto condivisione: non basta essere grandi solisti, bisogna saper diventare interlocutori.

Il bello, e in qualche misura il mirabolante, è osservare quanto divergano le personalità dei due interpreti. András Schiff, nato aBudapest il 21 dicembre 1953 e naturalizzato britannico, è uno dei massimi interpreti del repertorio classico e romantico, con Bach, Mozart, Beethoven e Schubert al centro del suo universo musicale. Il suo pianismo ha qualcosa di aristocratico: elegante, rigoroso, sorvegliato, attento alla struttura e alla trasparenza della scrittura. Evgeny Kissin, nato a Mosca il 10 ottobre 1971, appartiene a una generazione successiva, ma è da tempo entrato nell’empireo del pianismo internazionale. Fenomenale soprattutto in Chopin, Rachmaninov, Beethoven, porta sulla tastiera una carica passionale, un’intensità emotiva e una generosità di slanci che fanno del suo pianismo un’esperienza spesso travolgente.

Da una parte la misura, dall’altra l’impeto; da una parte l’architettura, dall’altra il fuoco. Naturalmente è una semplificazione: Schiff sa essere lirico e Kissin sa essere lucidissimo. Ma proprio queste differenze rendono intrigante il loro incontro nel corso del quale trasformano due personalità fortissime in un unico organismo musicale.

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