Per inaugurare una nuova stagione serve un programma capace di raccontare emozioni, identità e visioni. L'Orchestra Sinfonica di Milano affida questo compito a due grandi protagonisti del Novecento europeo, Edward Elgar e Ottorino Respighi, riuniti nel concerto che domenica 13 settembre al Teatro alla Scala apre ufficialmente la Stagione 2026/27.
Sul podio salirà il direttore sloveno Marko Letonja, presenza particolarmente amata dal pubblico milanese, chiamato a guidare l'Orchestra in un programma costruito come un viaggio dall'introspezione alla grande tavolozza sinfonica.
La serata si aprirà con il Concerto per violoncello e orchestra in Mi minore op. 85 di Edward Elgar, una delle pagine più celebri e commoventi del repertorio concertistico. Scritto all'indomani della Prima guerra mondiale, il capolavoro di Elgar sembra racchiudere il senso di un'epoca che si chiude: una musica raccolta, attraversata da una struggente tensione lirica, affidata al suono del violoncello. A interpretarla sarà Daniel Müller-Schott, tra i più autorevoli solisti della scena internazionale.
Dopo l'intimità di Elgar, il concerto si aprirà a prospettive monumentali con due dei più amati poemi sinfonici di Ottorino Respighi: Fontane di Roma e Pini di Roma. In queste partiture la Città Eterna diventa un paesaggio sonoro in continua trasformazione, fatto di luci, colori orchestrali e suggestioni visive. Le fontane illuminate dalle diverse ore del giorno e i pini che si stagliano tra ville, catacombe e vie consolari prendono vita attraverso una scrittura orchestrale spettacolare, capace ancora oggi di stupire per ricchezza timbrica e forza evocativa.
Non è casuale che la nuova stagione si apra proprio con Respighi. La musica italiana occupa infatti un posto centrale nel cartellone disegnato dal direttore musicale Emmanuel Tjeknavorian, giunto al suo terzo anno alla guida della compagine milanese. Un segnale chiaro della volontà di valorizzare il patrimonio sinfonico nazionale accanto ai grandi capolavori del repertorio internazionale.
Più che un semplice concerto inaugurale, dunque, una dichiarazione d'intenti: partire dalla
profondità emotiva di Elgar per arrivare allo splendore orchestrale di Respighi, affidando alla musica il compito di raccontare, ancora una volta, la capacità di Milano di essere crocevia delle grandi tradizioni europee.