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Musica

Le lezioni di Di Stefano per l’ultima tournée. La voce di Maria Callas torna in nastri inediti

Bobine su Rai Play Sound raccontano la donna ferita e fragile che combatte la grande battaglia per ritornare se stessa

Uniti Maria Callas e, in basso, una foto della Divina con il tenore Giuseppe Di Stefano: il legame tra i due è andato oltre la collaborazione professionale ed è stato spesso frainteso

Vi sono scoperte che aggiungono un tassello alla storia, e altre che costringono a riscriverla. Le registrazioni inedite delle lezioni di canto che Giuseppe Di Stefano impartì a Maria Callas nei mesi che precedettero la loro ultima tournée mondiale appartengono alla seconda categoria. Per la prima volta questi documenti sonori, conservati per oltre mezzo secolo dagli eredi del grande tenore siciliano, sono stati divulgati da Rai Radio3 in cinque puntate, «Il canto ritrovato - Giuseppe Di Stefano e Maria Callas», ora su Rai Play Sound. A guidare gli ascoltatori attraverso questo materiale straordinario è Enrico Stinchelli, che a inizio estate ne aveva offerto un’anticipazione alla Scala, il tempio simbolo della carriera della Callas.

Quelle bobine restituiscono la voce di una Maria Callas lontana dall’immagine monumentale della «Divina», è una donna ferita, fragile, consapevole di avere perduto lo strumento che l’aveva resa immortale e tuttavia determinata a tentare un impossibile ritorno. La tormentata vicenda sentimentale con Aristotele Onassis si è conclusa lasciando profonde ferite. La voce non risponde più come un tempo. L’appoggio, la respirazione, la sicurezza tecnica che avevano sostenuto interpretazioni entrate nella leggenda sembrano svaniti. Molti ritengono conclusa la sua parabola artistica.

È a questo punto che entra in scena Giuseppe Di Stefano, protagonista con lei - anche a Milano - di pagine che appartengono alla storia dell’opera. Il tenore comprende che il problema non è soltanto vocale. Dietro la crisi della cantante c’è una crisi umana ed esistenziale. Ne «Il canto ritrovato» viene documentato il percorso di un’araba fenice che rinasce dalle ceneri. Si ascolta Di Stefano correggere, insistere, incoraggiare. Si percepisce la pazienza di un lavoro quotidiano fatto di esercizi ripetuti all’infinito, di respirazione, di ricerca del suono perduto, di recupero della muscolatura necessaria al canto. Ma soprattutto si coglie la volontà di restituire fiducia a una donna che aveva smesso di credere in se stessa. Le lezioni si svolgono a Sanremo, nella casa della famiglia Di Stefano che fortunatamente registrò le sedute di studio. Non si tratta di documenti rubati o di testimonianze casuali, Callas sa di essere registrata, desidera riascoltarsi, verificare i progressi, analizzare ogni dettaglio di quel lavoro di recupero.

Quelle bobine permettono oggi di assistere dall’interno a un processo che fino a questo momento era stato raccontato soltanto attraverso ricordi e testimonianze indirette. Per la prima volta è possibile ascoltare la voce della Callas mentre tenta di riconquistare i propri mezzi tecnici, seguendo le indicazioni di colui che più di ogni altro credeva nella possibilità di una sua rinascita. Il racconto radiofonico si intreccia inevitabilmente con la storia del rapporto tra i due artisti. Un legame che va oltre la collaborazione professionale e che negli anni è stato spesso frainteso. Le lettere conservate dagli eredi di Di Stefano testimoniano infatti una relazione intensa, profonda, costruita su decenni di condivisione artistica e umana.

«Solo lui poteva aiutarla», ricorda oggi Floria Di Stefano. Non soltanto per le competenze tecniche, ma per quella fiducia reciproca nata sui palcoscenici di tutto il mondo. Nelle grandi produzioni che li resero celebri, Callas e Di Stefano erano stati gli innamorati per eccellenza dell’opera italiana. Una sintonia che negli anni si era trasformata in qualcosa di ancora più profondo.

La trasmissione affronta anche uno degli aspetti più controversi della vicenda: la tournée mondiale del 1973-1974, spesso descritta dalla storiografia come un’operazione discutibile, se non addirittura opportunistica. Attraverso i documenti e le testimonianze emerge invece un quadro differente, nel quale il ruolo di Di Stefano appare legato soprattutto al desiderio di aiutare una collega e un’amica a ritrovare la propria dignità artistica.

L’evoluzione della stessa Callas durante la tournée conferma la portata del lavoro compiuto. Tra il debutto e gli ultimi concerti, fino a Tokyo, si registra una trasformazione evidente. Non soltanto sul piano vocale, ma nella presenza scenica, nell’energia, nella gioia stessa del cantare. Per gli appassionati d’opera, per gli studiosi e per chiunque abbia amato la figura della Callas, si tratta di un’occasione rara: entrare nella stanza dove la Divina, lontana dai riflettori e dalle fotografie ufficiali, combatte la sua ultima grande battaglia. Non quella per conquistare un teatro o un pubblico, ma quella per ritrovare se stessa.

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