Ci sono locali che cambiano pelle ogni pochi anni e altri che sembrano avere trovato un accordo con il tempo. Pasticceria Cucchi appartiene alla seconda categoria. Nel 2026 compie novant’anni e continua a presidiare Corso Genova con gli arredi anni Cinquanta, i suoi dolci storici e una clientela che nel frattempo è inevitabilmente cambiata. Perché la longevità, nella ristorazione come nella vita, non può mai essere sinonimo di immobilità.

La storia comincia nel 1936, quando Luigi e Vittorina Cucchi aprono quello che inizialmente è un caffè concerto: musica, gastronomia e convivialità in un locale presto frequentato da artisti, intellettuali e personaggi della vita culturale milanese. La guerra distrugge sia questo milieu sia il locale, che viene ricostruito e assume progressivamente la fisionomia della pasticceria che Milano conosce ancora oggi. Molto è rimasto, a cominciare dall’atmosfera e dagli arredi originali degli anni Cinquanta, diventati parte integrante dell’identità del locale.

Il capitolo più recente è cominciato con l’arrivo della famiglia Monti, ristoratori milanesi da oltre mezzo secolo. L’idea è stata quella di aggiornare Cucchi senza trasformarlo in qualcosa di diverso. Così alla caffetteria e alla pasticceria si sono aggiunti e rafforzati il pranzo, il bistrot, l’enoteca, l’aperitivo, il brunch e, più recentemente, le cene conviviali. Sono arrivati anche una comunicazione più contemporanea, una maggiore presenza digitale e l’e-commerce.

Anche la proposta gastronomica si è allargata. Accanto alla pasticceria classica c’è una cucina che guarda ai piatti italiani e milanesi, mentre il bar ha costruito una carta ispirata anche all’atmosfera degli anni Trenta. Il novantesimo compleanno diventa così l’occasione per mettere insieme le diverse anime del locale con un menu speciale, disponibile dal 17 settembre per un mese.

Si parte al mattino con L’Oro di Milano, croissant allo zafferano con crema di riso al latte, arancia candita, rum e vaniglia. L’Eredità è invece una torta composta da croccantino di cioccolato bianco e riso soffiato, pan di Spagna, cremoso al cioccolato bianco, gelée di fragola e mousse alla vaniglia. Sul versante salato arrivano la Brioche di Stagione con verdure grigliate, cream cheese e rucola, il Morbido di Cucchi con fesa di tacchino, salsa cocktail e pomodoro e soprattutto la Meneghina a modo Nostro: un’arancina all’ossobuco milanese su fonduta di parmigiano, con zafferano e salvia fritta. Al bar l’anniversario si beve con il Rubino Spritz, a base di lampone, Prosecco, Select, lime e arancia, oppure con il Virgin Blush analcolico.

Le novità non mandano naturalmente in pensione i classici. Restano la crostata con crema e lamponi, nata nei laboratori di Cucchi, il budino di riso e soprattutto il panettone artigianale, prodotto secondo la ricetta tramandata nel tempo e ormai disponibile durante tutto l’anno.
«La nostra è una storia che da novant’anni si intreccia con quella di Milano. Custodire un luogo come Cucchi significa preservarne l’identità, rispettarne la memoria e, allo stesso tempo, renderlo capace di parlare alle nuove generazioni. Il nostro obiettivo è continuare a far evolvere questo patrimonio senza snaturarlo, mantenendo vivo quello spirito di accoglienza e convivialità che da sempre lo rende un punto di riferimento per la città», spiega la famiglia Monti.
Novant’anni dopo Luigi e Vittorina, dunque, Cucchi resta soprattutto un’abitudine milanese. Ci si entra per un caffè, una fetta di torta, il pranzo o un aperitivo; qualcuno ci arriva per la prima volta, altri probabilmente ordinano le stesse cose da decenni. È forse questo il vantaggio dei locali storici quando riescono a rimanere vivi: raccontano il passato senza costringere i clienti a viverci dentro.
