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Musica

“Suono e canto usando le favole. Perché ho ancora qualcosa da dire”

Il cantautore Edoardo Bennato si esibirà oggi al Mind Live Theatre con lo show intitolato “Quando sarò grande”

Una lunga storia da raccontare, seguendo il filo rosso di un’attitudine mai mutata nel tempo: Edoardo Bennato è da sempre pensatore libero, poco incline a farsi arruolare in stili, parole d’ordine, mode. Ecco perché a ottant’anni il cantautore napoletano non ha smesso di salire sul palco: il pubblico sotto di lui funge da specchio, l’immagine che gli rimanda è il rispetto per un artista che piuttosto che accettare compromessi appenderebbe la chitarra al chiodo. Grazie al cielo non lo fa e così Edoardo Bennato è atteso oggi al Mind Live Theatre nell’ex Area Expo di Rho per un live che attraversa mezzo secolo di carriera. Il titolo del live è «Quando sarò grande», evocante un celebre brano dall’album «Burattino senza fili», «Quando sarai grande».

Era il 1977, e in quello che era uno dei pochi album concept della musica italiana Bennato raccontava della «difficoltà di crescere ed entrare nei meccanismi della vita moderna, abbandonano la genuinità e purezza dei bambini».

Primo artista italiano a riempire lo stadio di San Siro, anno 1980: Milano non può essere una data normale per Edoardo Bennato.

«Ricordo che San Siro fu l’ultimo di 15 concerti del mio primo tour in Italia negli stadi. Nessuno ci aveva mai provato. La tensione era alta: erano gli anni di piombo, non si potevano escludere del tutto azioni malsane. Ai concerti, nella seconda metà degli anni 70′, eravamo costretti spesso a fare a botte per poter portare avanti i concerti. Che epoca assurda».

«Quando sarai grande» è un classico che non invecchia: è così dura crescere?

«Quando nasciamo veniamo iscritti al gioco della vita, non lo abbiamo chiesto ma tant’è. Da bambini facciamo domande a volte scomode ai più grandi, che ci rispondono di osservare gli altri, di leggere qaunti più libri possibile, di studiare e poi, quando saremo grandi, avremo le risposte. Noi diventiamo grandi, anche anziani, e queste risposte non arrivano mai».

Per lei una risposta è stata la musica.

«Il mio modo di concepire la musica è da sempre, basato su ironia e paradosso. Nei testi ho cercato di evitare di cadere nelle frasi fatte o, peggio ancora, nell’indicare una morale imposta. Per questo molte volte mi sono avvalso delle favole: puoi dire cose che altrimenti potrebbero scadere nella facile retorica».

A 80 anni come si affrontano le fatiche mentali e fisiche del palcoscenico?

«La motivazione per cui faccio ancora concerti mi viene da una frase che, molti anni fa, mi disse l’amico Fabrizio De André: Edoardo nel momento in cui avrai la percezione di non avere più nulla da dire, smetti. Credo di avere ancora qualcosa da dire».

Dobbiamo aspettarci altri progetti musicali?

«Sì, ho materiale da parte e progetti in cantiere, ma non dimentico di essere napoletano e scaramantico, dunque non dico nulla».

Alcuni suoi album sono diventati musical: è un mondo che la attrae?

«Sì. Quando ho scritto Sono solo canzonette già l’avevo immaginato come un musical. Così anche Burattino senza fili e È arrivato un bastimento. I vari personaggi sono già caratterizzati nelle canzoni».

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